Ospedale a secco, né soldi né personale

Ritmi pressanti per medici e infermieri e disagi per l’utenza. Le associazioni: la Asl pescarese penalizzata dalla Regione
PESCARA L’ospedale di Pescara ha la più grande Rianimazione d’Abruzzo, ma solo 29 anestesisti e rianimatori disponibili, a fronte dei 96 anestesisti e rianimatori presenti negli ospedali della Asl di Chieti. E ancora, il pronto soccorso pescarese, che fa il maggior numero di prestazioni del Centro Italia (98.092 nel 2016) dopo quello del Policlinico di Roma, ha 39 infermieri, di cui due assenti per maternità, a fronte dei 45 previsti in pianta organica. E sei medici in meno. Gli infermieri? Negli ultimi anni ne sono andati in pensione 30 e nessuno è stato rimpiazzato. Per non parlare della Radiologia, reparto “spartitraffico” di tutto l’ospedale: 133.576 prestazioni nel 2016, un aumento del 22 per cento di Tac nei primi tre mesi di quest’anno e solo venti medici, sette in meno rispetto al 2012. Con carichi di lavoro che sono il doppio rispetto a quelli prescritti dalla Società italiana di radiologia medica. E che aumentano il rischio di errore nei referti. Da aggiungersi alle liste di attesa bibliche e ai disagi patiti da chi giornalmente si accosta all’ospedale di Pescara. «Non è colpa dei medici o degli infermieri», dice Fiorella Cesaroni, storica rappresentante della onlus Tutela dei diritti del Malato che ha scartabellato tutti i numeri relativi alle prestazioni, alla popolazione e al personale delle singole Asl abruzzesi per arrivare, dopo una dettagliata relazione su problemi e priorità, a una sola conclusione: c’è una gigantesca sproporzione tra le prestazioni e la popolazione che gravita intorno all’ospedale pescarese, rispetto ai fondi per il personale stanziati dalla Regione con la delibera 741 di novembre 2016. A fronte di 321.973 persone che fanno della Asl adriatica, la più popolosa dopo quella chietina, la Regione ha stanziato per il personale dell’ospedale meno fondi di tutte le altre Asl: 167 milioni 687mila euro, contro i 168 milioni e passa per Teramo, i 192 milioni per l’Aquila e i 238 milioni e mezzo per Chieti. «Non è campanilismo», dicono subito, insieme a Cesaroni, i rappresentanti delle altre sei associazioni che si occupano di sanità e che ieri, ospiti del Comune che già a maggio si era riunito in seduta straordinaria a sostegno dell’ospedale civile, hanno chiesto un confronto pubblico con il presidente della Regione Luciano D’Alfonso. «Bisogna che sia rivista la delibera che assegna i fondi regionali per il personale della Asl pescarese. La coperta della sanità è corta ma va ben distribuita» ripetono Patrizia Cicconetti dell’istituto Senologico abruzzese, Giovina Zulli dell’associazione I Colori della vita con Silvia Zuruolo e con quattro medici ospedalieri in pensione. Vale a dire Anna Maria Di Domizio dell’associazione Metis, Carlo D’Angelo dell’associazione Alzeheimer uniti Abruzzo, Antonio Ciofani per la Consulata clinica per l’ospedale di II livello e Maria Faieta del Comitato pazienti oncologici. Tenendo conto di un dato: l’ospedale pescarese nel 2016 ha avuto 25.582 ricoveri, circa 1.100 in più rispetto ai 24.498 del 2014. «Eppure», rimarcano i rappresentanti delle associazioni che Ciofani definisce “i portatori di interessi generali, «non solo il personale medico e infermieristico non è stato adeguato, ma tra decessi e pensionamenti è pure diminuito». Basta dare un’occhiata alla relazione che ha poi animato, anche, i 50mila volantini che le stesse associazioni si preparano a distribuire nei reparti e negli studi medici. «Per dire ai cittadini di unirsi e di combattere con noi, di non arrendersi». E per chiedere a gran voce più risorse per dotare l’ospedale di personale adeguato ai suoi numeri. Quelli del 2016: 98.092 accessi al pronto soccorso, 15.374 interventi chirurgici, 25.582 degenze ospedaliere e 4 milioni 627.730 esami di laboratorio. Ma con quale sforzo, e a quale prezzo, per personale e utenza? La direzione sanitaria, per esempio. Quella dell’ospedale pescarese doverebbe avere tre medici e uno per ciascuno a Penne e a Popoli. Invece ce ne sono due a Pescara e due, in servizio solo al mattino, nei presidi distaccati. Ladirezione della Asl di Chieti ha 8 medici, quella dell’Aquila 7 e 5 quella di Teramo. Il Centro trasfusionale, che raccoglie, tratta, conserva e distribuisce il 25 per cento dei globuli rossi, il 70 per cento del plasma e l’80 per cento di piastrine a tutti gli ospedali abruzzesi, che nel 2016 è arrivato a 335.641 prestazioni, con un aumento di richieste anche da parte delle cliniche private, ha visto lievitare le richieste notturne da 2.337 del 2015 a 2.768 nel 2016. Ma l’attuale dotazione di personale non consente l’attivazione di una guardia notturna. Chirurgia. L’attività chirurgica dell’ospedale di Pescara, sottolineano le associazioni, è notevolmente superiore a quella dell’ospedale di Chieti. Mettendo a confronto i dati dell’Agenzia sanitaria regionale del 2014 tra Pescara e Chieti, la prima ha 2015 schede di dimissioni, la seconda 1908. Ma gli anestesisti a Pescara sono 29, e invece 96 in tutta la Asl chietina. Farmacia. I pazienti che ritirano i prodotti nella farmacia ospedaliera non possono andarci di pomeriggio. A Medicina nucleare mancano 2 medici di medicina nucleare, due infermieri, un operatore socio sanitario e due tecnici sanitari di radiologia medica. La lista di attesa per gli esami non urgenti è di 45 giorni e nonostante queste carenze le prestazioni del 2016 sono state 9.426. Nefrologia e dialisi nel 2015 ha avuto 21.952 prestazioni, 175 pazienti per nove medici. A Chieti i pazienti in dialisi erano 80 per sei medici, a Teramo 90 con sei medici, all’Aquila 92 con tre medici. Il laboratorio di analisi cliniche non ha la guardia notturna, perchè ci vorrebbero altri sei tecnici. E mancano due medici. L’unità di Microbiologia che nel 2016 ha eseguito 231.387 esami che riguardano la gestione degli stati settici, dunque piuttosto complessi, riesce a sopravvivere grazie a 7 operatori sanitari che usufruiscono di borse di studio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

