Ospedale di base: la ricetta per far risorgere Penne

La proposta di riordino sarà presentata dai sindacati all’assessore regionale Verì I posti letto salirebbero da 52 a 120, con pronto soccorso e chirurgia, ma non solo
PENNE. L’ospedale San Massimo di Penne da classificare nuovamente come ospedale di base. È questa l’idea che i sindacati sanitari abruzzesi hanno inserito nel documento di proposta di riordino della rete ospedaliera che nei prossimi giorni sarà presentato alla Regione Abruzzo e, in particolare, all’assessore alla sanità Nicoletta Verì. Tutte le sigle sindacali coinvolte nella realizzazione del documento (Anisap, Anpo, Aupi, Cimo, Cipe, Cisl-Medici, Fesmed, Fials, Fials-Medici, Fimp, Fismu, Nursind, Nursing-up, Sidirss, Simet, Sinafo, Snr) hanno proposto per l’ospedale San Massimo il passaggio dall’attuale status di ospedale di area disagiata a quello di ospedale di base.
La proposta dei sindacati vedrebbe così nella cartina sanitaria regionale quattro presidi di base: Atri, Ortona, Popoli e Penne. L’ospedale di base è previsto per bacini di utenza compresi tra gli 80.000 ed i 150.000 abitanti, con tempo di percorrenza per raggiungere un Dea di riferimento minore di 60 minuti.
La struttura del San Massimo, qualora dalla Regione Abruzzo venisse recepita la proposta, otterrebbe: pronto soccorso, posti letto di osservazione breve intensiva, medicina interna, chirurgia generale, anestesia, servizi di supporto di radiologia, laboratorio ed emoteca in guardia attiva o pronta disponibilità per 24 ore, servizio di farmacia e di psicologia.
Il totale dei posti letto per l’ospedale di Penne salirebbe dai circa 52 attuali a 120. Quindici posti letto sarebbero previsti per l’Uosd di Pronto soccorso, 20 posti letto per l’unità operativa complessa (Uoc) di Medicina generale, altri 20 per l’Unità operativa complessa di Chirurgia generale e 20 per l’Uoc di Ortopedia. Dieci posti per la terapia intensiva post operatoria, 5 posti per l’Uosd di Dialisi, 20 posti per l’Uosd di Riabilitazione ospedaliera e, infine, 10 posti per l’Uosd di lungodegenza.
«Abbiamo analizzato nel migliore dei modi, in riferimento alle norme vigenti, come poter individuare una proposta positiva per il San Massimo di Penne. La nostra idea per il San Massimo come ospedale di base», spiega Antonio Di Blasio della segreteria provinciale Fials, «si motiva in quanto, pur se sulla carta Penne non rientra nella forbice che va dagli 80 mila ai 150 mila abitanti, oltre a servire l’area vestina e molti paesi del Teramano, funge da supporto ospedaliero anche per i paesi che si affacciano sulla costa e ai quali Pescara non riesce a dare assistenza. Come Fials continueremo ad impegnarci per il San Massimo, per il bene dei lavoratori e dei cittadini e lo continueremo a fare con proposte realistiche e non con proposte irrealizzabili».
La Regione, salvo proroghe, dovrebbe riformulare la rete ospedaliera entro il 30 giugno.
Le sigle sindacali sanitarie hanno previsto nella proposta di riordino due ospedali di II livello: uno accorpando i due ospedali di Chieti e di Pescara e uno accorpando i due ospedali di L’Aquila e di Teramo con una propria direzione sanitaria e due sedi erogative. Previsti cinque presidi di I livello (Avezzano, Giulianova, Lanciano, Sulmona, Vasto) dotati ciascuno di dipartimento di Emergenza accettazione (Dea) di I livello, con bacino di utenza tra 150.000 e 300.000 abitanti.
Rimarrebbero tre i presidi di zona disagiata a livello regionale: Atessa, Castel di Sangro e Sant’Omero, dotati ciascuno di pronto soccorso, posti letto di osservazione breve intensiva, medicina interna, chirurgia generale, anestesia, servizi di supporto di Radiologia, laboratorio ed emoteca in guardia attiva o pronta disponibilità per 24 ore, più il servizio di Farmacia.
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