Ospedale di Popoli il sindacato accusa: «Reparti in agonia»

Il responsabile del Nursind: «Siamo ai limiti del boicottaggio Lasciati senza risorse, e gli ambulatori continuano a chiudere»
POPOLI. Dopo la denuncia dei consiglieri di opposizione Vanessa Combattelli e Mario Lattanzio sulla grave situazione di inefficienze dei servizi dell'ospedale di Popoli, arriva quella del dirigente sindacale Nursind, responsabile del presidio sanitario di Popoli Antonio Santilli, che ribadisce le piene criticità nell’ospedale «dovute» sostiene «all’atteggiamento palesemente negativo, forse ai limiti del boicottaggio, che è stato assunto dai vertici aziendali degli ultimi anni. Probabilmente ci sarà la spallata finale per farlo cadere, sebbene gli emendamenti scaturiti alla cosiddetta Legge del terremoto (presentati dal'ex deputato Pd Antonio Castricone, ndc) che, di fatto hanno sottratto l’ospedale dalle grinfie del Decreto Lorenzin, garantendo alla struttura popolese la inapplicabilità del decreto stesso per almeno 4 anni».
Santilli si riferisce all'ultimo atto aziendale della Asl del 2017, approvato dalla giunta regionale nel 2018, «nel quale» dice «si evidenzia una manifesta volontà penalizzante concretizzatasi con il declassamento della struttura rispetto a quanto avrebbe dovuto avere, togliendo di fatto ogni forma di autonomia ai reparti popolesi». Elenca poi le defaillances che riguardano la penuria di risorse da assegnare all'ospedale popolese, come sostengono i vertici aziendali, circostanza «che si traduce nella mancata sostituzione di presidi medico/diagnostici logori e datati come accade nell’ambulatorio di Cardiologia, che per la carenza di pezzi di ricambio e di personale medico e tecnico non si riesce ad attivare la Risonanza magnetica nucleare, nella chiusura definitiva dell'ambulatorio oncologico per mancanza del medico dirigente responsabile che non viene sostituito, nelle difficoltà dell'ambulatorio di ostetricia e ginecologia dove l'unica ostetrica rimasta non ce la fa perché deve occuparsi anche del consultorio del Distretto sanitario di base (Dbs)». In smobilitazione, fa notare Santilli, «anche il Laboratorio di analisi, dove arrivavano anche i prelievi delle strutture di Tocco da Casauria, Scafa e Bussi sul Tirino, che per ridimensionamento delle apparecchiature vede dirottare gli esami diagnostici su Pescara». E ancora, si apprende da Santilli, «il Centro odontoiatrico per i pazienti con handicap oggi è chiuso, come quello di Colangiopancreatografia endoscopica retrograda (Erpc) per lo studio del deflusso della bile, senza medico dopo il pensionamento del dottor Lattanzio, e infine il reparto di Ortopedia, una eccellenza regionale dell'ospedale di Popoli, che senza trapano non può più operare i pazienti per frattura al femore». Reparti lasciati in agonia, ma il colpo di grazia, secondo il sindacalista, arriverebbe dall'anzianità del personale infermieristico che prevede consistenti pensionamenti e nessuna garanzia sulla regolarità dei turni. «Tutto questo» conclude Santilli «a fronte della congestione dell'ospedale di Pescara, costringe i pazienti verso strutture private convenzionate e/o di altre regioni con un aumento della mobilità passiva».

