Ospedale, la Regione non torna indietro

Penne, bocciate di nuovo le richieste dell’associazione che vuole salvare la struttura sanitaria. Ma i cittadini non mollano
PENNE. Sul futuro dell’ospedale di Penne è ancora muro contro muro tra l’associazione «Salviamo l’ospedale di Penne» e i massimi esponenti della Asl e della Regione. L’incontro, tenutosi giovedì pomeriggio, nella sede dell’assessorato alla sanità a Pescara, in via Conte di Ruvo, non ha di fatto avvicinato le posizioni. Anzi.
Al tavolo di lavoro, come garantito nel mese di luglio scorso, si è seduto anche il sottosegretario Federica Chiavaroli, pennese doc e più volte invitata a far qualcosa per tentare di fermare il declassamento del San Massimo. Presenti anche l’assessore alla sanità Silvio Paolucci, il direttore amministrativo della Asl Stefano Boccabella e il dirigente Mario Mascitelli. Per l’amministrazione del capoluogo vestino hanno preso parte il sindaco di Penne Mario Semproni e l’assessore Pina Tulli. I vertici aziendali hanno confermato, qualora ce ne fosse stato bisogno, la loro volontà a non cedere alle richieste dell’associazione «Salviamo l’ospedale di Penne», rappresentata dal presidente Nicola Spoltore e dall’avvocato Natalia Morricone.
Insomma, l’ospedale di Penne sembra destinato, come previsto dall’Atto aziendale e dalla rimodulazione sanitaria regionale, a divenire ospedale di area disagiata. «L’Atto aziendale», ha sottolineato il presidente dell’associazione Salviamo il San Massimo Nicola Spoltore, «penalizza e annichilisce, ad esempio, il servizio di Gastroenterologia, eccellenza dell'ospedale vestino con 600 prestazioni di endoscopia interventistica avanzata (ecoendoscopia e F.n.a. in corso di endoscopie), che non si eseguono neanche a Pescara, e un totale ad oggi di 4.800 prestazioni. Questa era una Uosd, cioè un’Unità operativa semplice dipartimentale, un’unità autonoma con organigramma dedicato e un dirigente ad hoc. Passata invece a Uos, cioè un’Unità operativa semplice, perde tutte le caratteristiche precedenti divenendo di fatto un'appendice della Gastroenterologia di Pescara che, in qualsiasi momento, potrebbe decidere di portare a sé attrezzature e risorse umane, come già accaduto in passato per altri servizi ed altre attrezzature». «Tutto questo non potrà mai accadere, perché ci sarebbe una protesta popolare», ha concluso Spoltore. Di fatto, con il declassamento ad ospedale di area disagiata, il San Massimo perderà servizi e posti letto. Dagli 85 posti letto attuali si passerebbe a 36, con l'accorpamento dell'area medica (Geriatria e Medicina), già peraltro sperimentata per due mesi in estate. L’associazione di protesta però non molla e non intende mollare la presa nei prossimi mesi, forte della convinzione che l’area vestina, non solo Penne, non possa fare a meno di un ospedale sede di Pronto soccorso. Un ospedale capace di soddisfare le emergenze-urgenze e di garantire ad un intero territorio un’assistenza sanitaria adeguata.
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