Ospedale, pochi disagi per lo sciopero dei medici

Di Stefano (Anaao Assomed): «Adesioni limitate per evitare problemi nei reparti» La categoria contesta personale carente, turni massacranti e contratto scaduto
PESCARA. È stato più uno sciopero «morale» che reale. Alcuni interventi chirurgici in sala operatoria «sono saltati ma le urgenze, soprattutto quelle riguardanti le patologie oncologiche, sono state garantite». Lo rivela il segretario aziendale di Anaao Assomed Fabio Di Stefano. Su 618 dirigenti medici e veterinari della Asl pescarese, ieri hanno scioperato in 12, con le seguenti motivazioni: carenza di personale sanitario, contratto di lavoro non rinnovato da dieci anni, richiesta di stabilizzazione dei precari e nuove assunzioni per garantire il ricambio generazionale onde «evitare pericolosi vuoti assistenziali», condizioni di lavoro «disagiate sia per l’eccesso di orario sia per la pressione nei reparti che gestiscono l’emergenza urgenza».
Di Stefano, dell’associazione dei medici dirigenti, spiega le motivazioni di uno «sciopero moralmente riuscito», malgrado i bassi numeri di mobilitazione. «In molti», precisa Di Stefano, pneumologo a Pescara, «avrebbero voluto assentarsi, ma è prevalso lo spirito di responsabilità nei confronti dei pazienti e dei colleghi» che sarebbero rimasti in trincea con una dotazione organica ai minimi livelli; «in tanti sono stati precettati, sia per le urgenze, sia per la normale amministrazione». Quindi i medici in servizio hanno deciso di «scioperare moralmente», perché non «se la sono sentita di lasciare i colleghi soli soprattutto in quei reparti che sono continuamente affollati come Medicina, Geriatria e pronto soccorso», sottolinea Di Stefano, che elenca le ragioni per le quali la mobilitazione, proclamata da Anaao a livello nazionale, era necessaria. A partire dal rinnovo del contratto di lavoro «fermo da dieci anni», fino ad arrivare ai turni massacranti del personale in servizio, costretto al «paradosso di dover smaltire così tanti giorni di ferie residue che praticamente si anticipa il pensionamento di molti mesi con ripercussioni assistenziali». Il personale medico e infermieristico che scarseggia è un problema annoso negli ospedali. Ma c’è da dire che al pronto soccorso di Pescara è previsto l’ingresso imminente di ben 21 unità, 8 infermieri e 5 operatori socio-sanitari. Entro fine anno, al massimo a gennaio, saranno assunti 8 medici che dovranno aver superato prima le prove concorsuali.
Nel frattempo si sciopera. Una mobilitazione che si pone l’obiettivo di «richiamare l’attenzione delle istituzioni, dei cittadini e delle parti sociali su una serie di criticità che condurranno al completo smantellamento del servizio sanitario nazionale»: così descrive la situazione il segretario Di Stefano, il quale evidenzia come «le condizioni di lavoro sono sempre più disagiate sia per le ore di lavoro in più che vengono azzerate e non pagate come straordinario, sia per la pressione nei reparti che gestiscono l’emergenza urgenza» e che per tale ragione mettono a dura prova i nervi di pazienti e familiari. Una situazione che inevitabilmente sfocia in «ripetute e frequenti aggressioni al personale che, malgrado abnegazione e sacrificio, non riesce a far fronte alle aumentate esigenza di assistenza di una popolazione anziana che trova nell’ospedale l’unico punto di riferimento». E se i precari «vanno via, mettono in ginocchio le attività specialistiche interessate».
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