Ospedale, sarà dimezzata a luglio l’unità di terapia intensiva

24 Giugno 2015

Penne, continua lo smantellamento del San Massimo con l’annuncio di una nuova riduzione di prestazioni nel reparto strategico della Rianimazione già ridimensionato due anni fa

PENNE. L'ospedale San Massimo sempre più in balìa di una riorganizzazione aziendale che mira a limare i costi di gestione a discapito dei servizi agli utenti.

A partire dal prossimo mese, molto probabilmente, a pagare dazio sarà la Tipo, l'unità di terapia post operatoria. Il servizio rischia infatti di dover contare su un infermiere e sarà operativo solo per mezza giornata (h12), con le ore notturne coperte solo da un servizio di pronta reperibilità. Il direttore sanitario del San Massimo, Rossano Di Luzio, ha confermato che si sta valutando la situazione ma che non è stata ancora presa una decisione definitiva e che, per adesso, la Tipo funziona come sempre in caso di emergenza post operatoria. Rispetto al passato, la stessa unità di terapia post operatoria venne istituita con atto aziendale della Asl di Pescara nel 2013 al posto del reparto di Rianimazione. A due anni fa risale dunque il primo declassamento di un reparto strategico, che da solo serve a qualificare e giustificare la presenza di un ospedale sul territorio. Oggi si profila il secondo passo indietro, con il possibile dimezzamento dell’orario di servizio della Tipo. Ma le brutte notizie non finiscono qui. Anche per la Pediatria la situazione è difficile giacché nel reparto è si registra solo al mattino la presenza del medico mentre nel pomeriggio ci si affida alla reperibilità.

A lanciare l'allarme è la segreteria regionale Fials. «Questo modo di fare è un attacco scellerato alla tutela della salute dei cittadini nell'area Vestina. Chiediamo un intervento del prefetto e del ministro della Salute. Non comprendiamo l'atteggiamento di Rocco D'Alfonso, che è autorità sanitaria oltre che sindaco», sottolineato la segretaria Fials, Nicoletta Di Nisio. «I disagi in Pediatria continueranno fino al 15 settembre anche se la presenza del medico viene garantita in caso di emergenze», spiega Di Luzio. Certo è che la situazione dell'ospedale non non rassicura più i numerosi dell’area vestina. Giorni fa, una partoriente, ha avuto una forte emorragia e il personale medico è stato costretto a riaprire la Rianimazione per salvare la gestante. Se a tutto ciò si aggiunge una carenza di personale, medico e infermieristico, che ormai si trascina da tempo, ecco che il futuro del principale presidio sanitario pennese appare sempre più cupo.

Negli ultimi anni, i medici dell’organico ospedaliero sono passati da 75 a 54. Anche il reparto Riabilitazione vive una difficile situazione. Nel 2000, disponeva di 11 fisioterapisti che accoglievano le esigenze anche di utenti esterni, oggi il servizio è assicurato ai soli degenti dell’ospedale perché in servizio sono rimasti solo tre fisioterapisti.

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