Ospedale, serve un decreto per salvarlo

Penne, Camplese alla Asl: «Siamo privi di servizi essenziali, l’inverno farà emergere i fattori critici»
PENNE. Resta alta l’attenzione della politica pennese sul futuro e sull’attuale stato dell’ospedale San Massimo di Penne. Le recenti nomine conferite dal manager della Asl di Pescara ai dottor Antonio Vizioli, Domenico Palmieri e Franco Ciarelli, nominati rispettivamente dirigenti responsabili delle unità operative di Ginecologia, Ortopedia e Chirurgia, non lasciano dormire sonni del tutto tranquilli. «La situazione dell'ospedale San Massimo è complicata se non drammatica», attacca il consigliere comunale del gruppo “Per Penne”, Emidio Camplese. «L'entusiasmo che si registra per qualche decisione della Asl è del tutto ingiustificato, ma la stagione invernale ormai alle porte metterà a nudo e renderà estremamente problematici tutti i fattori critici di un’offerta di servizi sanitari ormai ridotta colpevolmente al lumicino. L'ospedale di Penne, privo di servizi essenziali, non è in grado, ad esempio, di garantire interventi chirurgici in ortopedia per gravi fratture. Il personale sanitario è preparato, ma impossibilitato a operare per la mancanza di una rianimazione. Sono anche scomparsi servizi importanti come l'urologia, di grande utilità per una larga fetta di popolazione anziana, e anche la cardiologia è ridotta ai minimi termini. L'unico servizio sempre assicurato con continuità sembra essere stato quello della interruzione volontaria di gravidanza. Una situazione insomma delicata e per la quale si fatica a intravedere una vera via d'uscita». Per Camplese, la politica regionale e nazionale non si è per nulla spesa per salvare il nosocomio vestino dal declassamento da ospedale di base ad area disagiata. «Non solo la Regione di centrosinistra è sempre stata ostile verso l'ospedale San Massimo, ma anche il Governo e il Parlamento fino a questo momento non hanno adottato nessuna azione, magari sostituendo il decreto Lorenzin con un decreto salva-ospedali».

