Ospedali, 118 e distretti La nuova rete sanitaria

La Regione: sì al programma e ai piani di fabbisogno del personale Asl
L’AQUILA. Si scrive DM77. Si legge: case della comunità, centrali operative territoriali, ospedale di comunità, infermiere di famiglia e di continuità assistenziale. Obiettivi: alleggerire gli ospedali, assistere i pazienti a casa, capillarizzare i servizi sul territorio. Cambiano i ruoli: maggiori compiti ai distretti, una posizione centrale per gli infermieri e un’inedita integrazione col territorio e con la sua governance istituzionale. Col decreto del vecchio governo (testo targato Speranza-Draghi) – in attuazione a una parte consistente della missione 6 del Pnrr: la riforma e la riorganizzazione dell’assistenza socio-sanitaria territoriale – si apre una nuova stagione finalizzata a ridisegnare l’intera rete dell’assistenza sul territorio. Insomma, una vera e propria rivoluzione.
l’abruzzo si allinea
Quel decreto è stato recepito, ieri, dalla giunta regionale abruzzese, attraverso l’approvazione del Piano dell’assistenza territoriale che definisce la programmazione del nuovo assetto di rete. Oltre agli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dei servizi distrettuali e delle strutture sanitarie dedicate all’assistenza territoriale e al sistema di prevenzione in ambito sanitario il Piano si coordina con il Por Pnrr Regione Abruzzo ed è finalizzato a definire i servizi entro cui organizzare l’impegno delle risorse finanziarie previste dal Pnrr per la parte relativa alle voci di personale. Approvati, inoltre, i piani triennali del fabbisogno di personale 2022-2024 delle Aziende sanitarie locali.
I piani risultano coerenti e compatibili con i vincoli in materia di contenimento del costo di personale in quanto garantiscono il rispetto del tetto regionale pari a 706.068.000 euro.
cosa contiene il piano
In 120 pagine – che il Centro ha potuto visionare – viene descritto il contesto nel quale si cala il piano, partendo dall’orografia, la rete viaria, la densità territoriale e il clima. L’Abruzzo – quarta regione montana rispetto alla media nazionale – presenta il 65% della sua superficie in area montuosa e il 35% in area collinare. Le caratteristiche geografiche, l’alta sismicità del territorio e le vie di comunicazione rappresentano vincoli che pongono problematiche organizzative e gestionali per la definizione della rete ospedaliera. Poi il piano passa a esaminare, nel dettaglio, le linee strategiche della riforma territoriale, i bisogni e il percorso di salute della popolazione.
i numeri
In Abruzzo nasceranno 40 case della comunità, 13 centrali operative territoriali e 11 ospedali di comunità. Le case della comunità (aperte fino a 24h su 24 e 7 giorni su 7) sono luoghi in cui gli assistiti possono facilmente entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale, senza ricorrere agli ospedali. Le centrali operative territoriali svolgono una funzione di coordinamento della presa in carico della persona e di raccordo tra servizi e professionisti coinvolti nelle attività territoriali, sanitarie e socio-sanitarie, ospedaliere, in dialogo con la rete dell’emergenza-urgenza. Gli ospedali di comunità sono strutture sanitarie di ricovero dell’assistenza territoriale, con 20 posti letto, con funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero, per evitare ricoveri ospedalieri impropri o di favorire dimissioni protette in luoghi più idonei al prevalere di fabbisogni sociosanitari, di stabilizzazione clinica, di recupero funzionale e dell’autonomia e più prossimi al domicilio. Per realizzare questi progetti sono a disposizione poco meno di 90 milioni di euro, mentre per l’attuazione dell’altra parte del programma (acquisto di grandi apparecchiature, adeguamento antisismico di strutture esistenti e digitalizzazione) ce ne sono 123. Se si aggiungono i 2,4 milioni per la formazione e altri capitoli minori si arriva a un totale di 216 milioni di finanziamenti a disposizione. Un capitolo importante è relativo alla telemedicina, essenzialmente per i pazienti cronici. La programmazione regionale si propone di realizzare strutture per la medicina di prossimità per potenziare la prevenzione e la promozione dei corretti stili di vita, l’assistenza e la riabilitazione delle categorie più fragili, anche attraverso il rafforzamento e lo sviluppo della telemedicina e gli investimenti per l’innovazione. Per far questo occorrerà potenziare gli studi dei medici di medicina generale e dei pediatri organizzati in team.
tempi di attuazione
Entro il 2023 dovranno essere definite le procedure e i protocolli e percorsi diagnostici per realizzare la presa in carico territoriale del cittadino, compresa l’attivazione del modello della casa di comunità nelle sedi già operative e la mappatura dei servizi per individuare la macro-offerta territoriale. Entro il 2026 tutto dovrà andare a regime. La figura dell’infermiere di famiglia o di comunità (uno ogni 3mila abitanti) dovrà essere individuata e formata entro il 2023. I servizi degli ospedali di comunità vanno attivati entro il 2026.
il nodo del personale
Per realizzare il piano occorre assumere. Un ospedale di comunità da 20 posti letto ha bisogno di infermieri (minimo 7, massimo 9); operatori sociosanitari (4/6); altro personale sanitario (1/2); medici (1).
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