«Ospedali, la riorganizzazione va rivista»

18 Settembre 2017

L’Intersindacale sanitaria chiede un incontro alla Regione: troppe discordanze aumentano i costi

PESCARA. Un serie di discordanze rispetto alla riorganizzazione delle rete ospedaliera, da parte delle direzioni generali delle Asl. È quanto hanno affermato sabato mattina, in occasione di una conferenza che si è tenuta all’hotel Duca D’Aosta, alcune sigle sindacali, raggruppate nell’Intersindacale sanitaria abruzzese, rappresentante di circa un migliaio di medici.
Discordanze, sempre secondo l’Intersindacale, già sottoposte all’attenzione del presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso e all’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci, con una lettera, e per le quali i sindacati hanno chiesto un incontro con i vertici regionali. Entro il 30 settembre, infatti, sarà possibile apportare delle modifiche agli Atti aziendali dei direttori generali delle Asl e i sindacati, sull’argomento, vorranno dire la loro.
I rilievi che l’Intersindacale, presieduta da Walter Palumbo, medico di base, ha sollevato in merito alle decisioni prese dalle Asl sul riordino ospedaliero, sono stati elencati sabato, oltre che da Palumbo, da Itala Corti, medico di laboratorio, Alessandro Di Felice, primario in pensione e Natalio Flanà, psicologo presso il consultorio di Roseto. Tra le discordanze, elencate dall’Intersindacale, che produrrebbero anche costi eccessivi, hanno fatto notare i rappresentanti delle sigle sindacali, in primis ci sarebbe «una proliferazione delle Uoc», le unità operative complesse, di «Uosd», le unità operative semplici dipartimentali e di «Uos», le unità operative semplici.
Insomma, le sigle descrivono le diverse tipologie dei vecchi reparti. «In Abruzzo c’è campanilismo», ha detto Palumbo, che si è detto favorevole ad una Asl unica, «siamo l’unica regione italiana a non avere aziende ospedaliere», ha osservato riferendosi agli ospedali che non rispondono ai manager Asl, avendo una propria autonomia. «Ci sono unità operative per la stessa disciplina in una Asl di classe A e in un’altra Asl di classe B», ha spiegato Palumbo, «pertanto bisognerebbe omogenizzare queste unità. A Sulmona, inoltre, si sono inventati un direttore di unità complessa all’interno di un distretto». «Un «conflitto», dunque, «tra due primari», quello tra i direttori di due unità complesse. «Non è possibile», ha continuato, «che all’interno degli ospedali ci siano unità operative senza personale. Generali senza esercito». «E poi», ha proseguito, «c’è la classificazione di ospedali di secondo livello e di base, in cui accade che quello di secondo livello non ha le specializzazioni. Quand’è così, vuol dire che siamo di fronte a favori, rendite di posizione».
Vito de Luca
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