Ospedali, nasce la rete dei malati oncologici per contenere i casi

28 Aprile 2023

Il sistema si propone risposte di cura e assistenza più efficaci Sì a tecnologie avanzate e vicinanza territoriale ai pazienti

L’AQUILA. L’Abruzzo rilancia la lotta contro i tumori. I punti-chiave: assicurare risposte di cura e assistenza molto più efficaci e coordinate ai pazienti, il più vicino possibile alla loro residenza, attraverso un approccio multidisciplinare, e promuovere l'introduzione e l’uso ottimale di tecnologie avanzate. Queste le sfide della rete oncologica regionale, approvata di recente, che riordina un ambito colpito pesantemente dalla pandemia.
i dati
Nella nostra regione, in base all'ultimo report del Registro tumori regionale, nel 2019 sono stati diagnosticati complessivamente 7.851 nuovi casi di tumore maligno. Diminuiti in percentuale nel 2020, ma solo perché le restrizioni del Covid hanno portato a una flessione significativa delle visite di controllo e delle diagnosi. Nel 2022 i casi di tumore sono aumentati in Italia dell’1,4% per gli uomini e dello 0,7% per le donne, con circa 391.000 nuove diagnosi.
La rete oncologica
Il documento, che dovrà essere adottato entro l’anno, rappresenta un primo strumento organizzativo «che pone l'Abruzzo all’avanguardia in Italia sull’oncologia, fanno sapere dalla Regione. Le quattro Asl, entro tre mesi dall’adozione della Rete, devono approvare gli atti di loro competenza, per la creazione in particolare dei Poli oncologici aziendali, normati a parte. Il provvedimento è stato inviato ai ministeri della Salute e dell'Economia e Finanze, ai fini del monitoraggio del Piano di rientro e dei Livelli essenziali di assistenza. La delibera è stata adottata su iniziativa dell’assessore Nicoletta Verì, sulla base al documento elaborato, sotto la regia dell’Agenzia sanitaria regionale (Asr) di cui è direttore generale Pierluigi Cosenza, dal gruppo di lavoro costituito dai professori Tommaso Staniscia, responsabile scientifico Registro Tumori e dai professori Nicola Tinari, Luciano Mutti, Enrico Ricevuto, e dai dottori Giovanna Vittoria Amiconi, Nicola D’Ostilio, Giordano Beretta, Katia Cannita e Sonia Di Felice. La Rete oncologica regionale, entrando nel merito dell’iniziativa, viene definita come «un modello organizzativo che assicura le presa in carico del paziente mettendo in relazione, con modalità formalizzate e coordinate, professionisti, strutture e servizi che erogano interventi sanitari e socio-sanitari di tipologia e livelli diversi nel rispetto della continuità assistenziale e dell’appropriatezza clinica e organizzativa». Con «nodi» e relative «interconnessioni», definendo le regole di funzionamento, il sistema di monitoraggio e i percorsi di cura, dallo screening al follow-up (controlli periodici ed esami dopo le cure).
le priorità
Le reti oncologiche regionali, si legge nel documento, «sono parte integrante della programmazione dei servizi sanitari, in risposta alla domanda di cure oncologiche di qualità e anche al fine di valutare, in tempi appropriati, le necessità di innovazione tecnologica e di utilizzo dei farmaci, valorizzando la capacità di formazione e l’aggiornamento del personale. L’esigenza primaria di garantire cure oncologiche “di prossimità”, la presa in carico integrata del paziente, una qualità di prestazione ottimale e omogenea sul territorio regionale alla luce delle correnti conoscenze e prassi di gestione del paziente, oltre che le buone pratiche di altre regioni, richiedono la costituzione di una rete che integri risorse e modalità assistenziali tipiche dell’ospedale con quelle del territorio».
i tumori più diffusi
Come nel resto d’Italia, in Abruzzo i 5 tumori più diffusi sono: colon retto, mammella, polmone, prostata, vescica. L’Agenzia sanitaria regionale ha effettuato un’analisi sulla mobilità passiva extraregionale ospedaliera, cioè la migrazione sanitaria, per calcolare la percentuale di dimissioni extraregionali dei residenti abruzzesi con diagnosi di tumore, e un’analisi sulla mobilità attiva, evidenziando le regioni di provenienza dei ricoverati in Abruzzo. Secondo i dati 2021, la minore percentuale di dimissioni per tumori fuori Abruzzo è della provincia di Pescara (13%); numeri più alti, invece, per Chieti (22% del totale), L’Aquila e Teramo (24%). Secondo l’indagine, «la gran parte della mobilità passiva per tumore è costituita da mobilità di confine», ritenuta «fisiologica». La sanità abruzzese attrae pazienti oncologici dal Lazio (85,4%) per l’Asl dell’Aquila; dal Molise (68,4% su Chieti e 36,1% su Pescara); dalle Marche (30,7% su Teramo).(e.n.)
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