Ospedali, pasti per i malati Maxi gara da cento milioni

16 Gennaio 2023

Oltre 3,7 milioni tra colazioni, pranzi e cene da fornire in un anno alle quattro Asl E spunta l’opzione Made in Abruzzo: vince l’impresa che sceglie prodotti locali

PESCARA. La sanità abruzzese costa caro. Prendi per esempio i pasti per i malati ospedale: il conto da pagare per quei brodini con le stelline servite con mozzarella e verdura cotta farebbe impallidire persino chef Cracco.
La cifra supera i cento milioni euro. A tanto ammonta la base d’osta del mega appalto in corso per le quattro Asl del quale abbiamo letto le carte. Numeri da capogiro. Qualcosa come 3,7 milioni di pasti da fornire nell’arco di un anno.
I DATI PRINCIPALI.
È una gara comunitaria pubblicata sul sito dell’Aric della Regione Abruzzo, suddivisa in cinque lotti “per l’affidamento del servizio di ristorazione per le aziende sanitarie delle regioni Abruzzo e Molise”. La data di scadenza del bando di gara è l’8 febbraio 2023, alle 12. L’importo esatto a base d'asta è di 102.322.71 euro e la durata delle convenzioni è di 24 mesi più 24.
ENTRIAMO NEI DETTAGLI.
Il malato è sacro, almeno così dovrebbe essere. «L’utenza che usufruisce del servizio di ristorazione è rappresentata dai degenti ricoverati nei presidi ospedalieri e nelle strutture sanitarie territoriali, sia in regime normale sia in day-hospital, nonché da dipendenti delle aziende sanitarie ed ospedaliere dotate di mensa», si legge nelle prime righe di un capitolato d’appalto chilometrico.
Il numero dei pasti da fornire, si diceva, è enorme. Sono distinti per colazione (oltre 1 milione e 179mila), pranzo (1 milione 218mila) e cena (1 milione 138mila e rotti) più 245mila cestini.
In quanto ai numeri delle singole Asl, e delle relative strutture ospedaliere, è l’azienda pescarese che batte tutte le altre con un fabbisogno di colazioni che supera le 274mila unità l’anno e che sfiora quota 300mila per ciò che riguarda i pranzi. La Asl di Teramo occupa il secondo posto, seguita dall’Aquila e quindi Chieti. Che però, come Azienda ha richiesto il maggior numero di pasti per i dipendenti: 42.289 l’anno contro i 31.965 di Pescara seguita da Teramo (3.471) e L’Aquila (1.667).
CHI VINCE LA GARA.
Deve rispettare una regola morale fondamentale: «Rifiuti qualsiasi compenso e/o regalia». E garantire una lunga serie di servizi. Ne segnaliamo i principali per dare l’idea della complessità del mega appalto: l’approvvigionamento delle derrate alimentari e di tutti i prodotti non alimentari necessari per assicurare l’erogazione del servizio; la raccolta delle prenotazioni del pasto al letto del degente, ove prevista, mediante l’utilizzo di un sistema informativo che consenta la gestione delle prenotazioni; la produzione dei pasti per tutte le tipologie di utenti; il confezionamento dei pasti mediante vassoi personalizzati, o in monoporzione o in multi-porzione; il trasporto e la somministrazione dei pasti nei presidi e nei reparti.
E ancora: il ritiro, da tutti i luoghi di consumo dei pasti, dei contenitori sporchi utilizzati per il trasporto dei pasti; il lavaggio delle stoviglie e delle attrezzature utilizzate per la somministrazione dei pasti; la raccolta differenziata dei rifiuti provenienti da tutti locali di produzione e consumo e il convogliamento degli stessi presso i punti di raccolta.
Sono a carico del fornitore anche macchine e attrezzature per assicurare la preparazione, il confezionamento e la distribuzione dei pasti, e le spese di utenza di energia elettrica e gas. Che di questi tempi non sono di poco conto.
ADESSO A TAVOLA: LE PORTATE.
Il menù di ingresso, per esempio: primo pastina in brodo o riso in bianco; secondo: pollo lesso o mozzarella; contorno: patate lesse o verdura cotta; poi frutta fresca o cotta; pane o grissini e acqua.
Per la pastina in brodo, si legge, «alternare il formato con puntine, stelline, gattini, filini e tempestine». Tre i pasti a giorno, tra colazione, pranzo e cena. Tre primi, tre secondi e altrettanti contorni a scelta. A colazione latte, caffè o, in alternativa, latte di riso, di mandorla, di avena, di soia oppure orzo solubile, te o camomilla in filtri, bevanda al cacao o yogurt naturale o alla frutta assortiti (magri o interi).
E nei giorni successivi a quello di ingresso, nel menù del pranzo compaiono la pasta e, per secondo, le alternative di pesce, uova, formaggio o prosciutto crudo o bresaola. Idem a cena dove però la pasta è sostituita da minestra di verdura o legumi o in brodo.
Le diete speciali – si sottolinea - dovranno essere preparate nello stesso giorno in cui è previsto il consumo, dovranno essere confezionate in piatti termo-sigillati o con coperchio ermetico e conservate in legame “fresco-caldo” fino alla consegna all’utente.
Ogni dieta speciale inoltre dev’essere personalizzata e contrassegnata con etichetta prestampata con il cognome e nome dell’utente cui è destinata, affinché sia perfettamente identificabile da parte del personale addetto alla somministrazione. Infine: «Il fornitore deve garantire, senza alcun onere aggiuntivo, l’integrazione del dolce o del dessert da consumarsi in occasione di ricorrenze particolari (religiose o civili): 1 e 6 gennaio; Pasqua e Pasquetta; 25 aprile; 1 maggio; 2 giugno; 15 agosto; 25 e 26 dicembre e festa patronale».
IL MADE IN ABRUZZO.
«Si sottolinea che tutti gli alimenti acquistati devono essere di prima qualità», si legge infine nel capitolato, «Poiché le Regioni Abruzzo e Molise promuovono l’impiego di prodotti biologici, certificati ai sensi delle rispettive normative comunitarie di riferimento, e prodotti provenienti da “filiere corte” (ovvero all’interno dei confini regionali), ai fini dell’attribuzione del punteggio tecnico migliorativo l’operatore economico aggiudicatario potrà presentare apposita relazione nella quale verrà valutata la modalità di inserimento dei suddetti generi alimentari nei menù proposti». Chi sceglie il Made in Abruzzo ha più probabilità di vincere,