«Ostetriche reperibili giorno e notte a Penne»

7 Settembre 2016

Dopo la cancellazione del Punto nascita, fa discutere un ordine di servizio della Asl di Pescara destinato al personale dell’ospedale San Massimo

PENNE. La direzione sanitaria aziendale della Asl di Pescara, tramite il dirigente delle professioni sanitarie, Marcello Bozzi, ha richiesto una continuità del servizio-reperibilità ostetrica per l’ospedale di Penne. «Tenuto conto delle criticità presenti», si legge nel provvedimento della Asl, «il servizio ambulatoriale ostetrico del San Massimo mantiene l'operatività in turno diurno mattino, con estensione della reperibilità per la garanzia della continuità nelle ore pomeridiane e notturne».

In pratica, dallo scorso 1 settembre, la Asl di Pescara ha chiesto alle ostetriche che operano sul territorio di competenza della azienda sanitaria pescarese di assicurare il servizio di pronta disponibilità a Penne tutti i giorni. A rendere pubblico questo documento, e criticarlo apertamente, è il consigliere regionale del movimento Cinque stelle, Domenico Pettinari.

«Dopo questa decisione irrazionale non possiamo non essere critici sia nei confronti della direzione generale della Asl che della Regione Abruzzo. Prima hanno chiuso il Punto nascita del San Massimo e adesso, alla luce dei numerosi parti in emergenza avvenuti in questi mesi, si fa ricorso a un palliativo che non risolverà il problema e non garantirà l'immediata reperibilità, posto che molte ostetriche sono a distanze chilometriche rispetto a Penne. Sembra tutto lasciato al caso. Hanno chiuso il Punto nascita», prosegue Pettinari, «e adesso si va verso un ambulatorio nel quale non si capisce nemmeno se sarà possibile far nascere i bimbini. In questo modo, si fa solo molta confusione e si accentua il rischio per le partorienti. Non dobbiamo tamponare ma migliorare le prestazioni sanitarie. Non si riesce a capire la ratio di questo mini Punto nascita emergenziale realizzato con meno personale. Anche i protocolli non sono chiari. In questo modo si mette in pericolo la salute pubblica e non si tutelano gli operatori sanitari, lasciati in condizioni di dover prendere decisioni importanti senza nessuna sicurezza», rileva il consigliere regionale pentastellato.

Secondo alcune indiscrezioni, le ostetriche coinvolte da questo ordine di servizio avrebbero inoltrato alla direzione generale della Asl un documento di protesta per esprimere perplessità sia in ordine alla distanza da Penne, sia per le poco chiare indicazioni sulle responsabilità delle ostetriche nei casi di emergenza. Per l'ospedale San Massimo, che dal prossimo 30 settembre sarà ridotto a ospedale di area disagiata, il futuro è sempre più oscuro.

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