Pacchi bomba, chiesti 30 anni per Cospito

7 Marzo 2019

L’anarchico pescarese detenuto nel carcere di Torino rischia un’altra condanna per una serie di attentati

PESCARA. Uno degli anarchici storici abruzzesi, Alfredo Cospito, 52 anni, attualmente sotto processo a Torino, rischia una condanna a 30 anni di reclusione. E' questa la pena, la più alta richiesta dall'accusa fra le 22 formulate che arrivano ad un totale di 204 anni di reclusione, avanzata dal pm Roberto Sparagna nel maxi processo contro gli anarchici coinvolti nell'operazione chiamata "Scripta manent", contro le cellule della Fai-Fri, la federazione anarchica informale che dal 2003 al 2016 ha firmato una interminabile catena di attentati con plichi esplosivi e ordigni.
Per Cospito, già condannato in via definitiva per aver gambizzato a Genova nel 2012 Roberto Adinolfi, amministratore delegato dell'Ansaldo, il pm ha chiesto la pena più alta mentre per la sua ex convivente, Anna Beniamino, definita una delle menti della Fai-Fri, sono stati chiesti 29 anni. Le altre richieste vanno invece dai 10 anni ai 6 anni e mezzo.
Cospito, originario di Pescara, poi trasferito a Torino, in quella operazione del settembre 2016 finì in manette con la sua ex convivente, insieme a un'altra coppia di coniugi di Montesilvano, Danilo Cremonese, originario di Manoppello, e la pescarese Valentina Speziale, che erano titolari di una lavanderia.
Coppie insospettabili, come la maggior parte di quelle che fanno parte delle organizzazioni anarchiche, che conducono un’apparente vita tranquilla, ma che poi nelle loro abitazioni progetterebbero attentati e li metterebbero anche in pratica come sostengono gli inquirenti. Cospito, come detto, è uno degli anarchici storici di Pescara, il cui nome ciclicamente torna alla ribalta ogni volta che le forze dell'ordine mettono a segno una importante operazione. Il pescarese viene ricordato più spesso in relazione a quei quattro giorni di mobilitazione, dal 25 agosto del 1991, quando appena 24enne, guidò un gruppo di una trentina di anarchici all'occupazione dell'Aurum per farne un centro sociale.
E fu da lì che partirono tutta una serie di guai con la giustizia per Alfredo Cospito. L'ultima ordinanza di custodia cautelare, relativa appunto all'operazione "Scripta manent" venne recapitata a Cospito mentre era detenuto nel carcere di Torino per l'attentato ad Adinolfi. Secondo la procura di Torino sarebbe stato proprio lui, insieme all'allora convivente Beniamino, uno dei capi dell'associazione. Secondo la ricostruzione fatta dal pm torinese Sparagna in requisitoria, dal 2003, quando si sarebbero formate le Fai-Fri, attraverso l'unione di diverse cellule già operative, l'organizzazione anarchica avrebbe colpito più volte. Le carte processuali elencano ad esempio l'invio di pacchi bomba nel 2005 all'allora sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, e nel 2006 a Sergio Chiamparino che in quegli anni era sindaco di Torino.
Ma poi ci sarebbero anche gli attentati alla questura di Lecce, a una sede della polizia municipale di Torino, al Cie di Modena. E poi si parla anche degli attentati alla Scuola allievi carabinieri di Fossano e nel quartiere chic di Torino, la Crocetta: iniziative che secondo l'accusa erano studiate per «uccidere il maggior numero possibile di membri delle forze dell'ordine».
Ma la battaglia con il collegio difensivo si preannuncia durissima in quanto, secondo la difesa, per la maggior parte degli imputati non sarebbero stati tracciati collegamenti diretti con le varie bombe e plichi esplosivi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA