Pace applaude Alessandrini «Bisogna cambiare passo»

PESCARA. Fuori dall’agone politico da tempo, lontano da interessi di bottega, Carlo Pace, sindaco di Pescara dal 1994 al 2003, con i suoi 80 anni portati alla grande guarda con attenzione immutata...
PESCARA. Fuori dall’agone politico da tempo, lontano da interessi di bottega, Carlo Pace, sindaco di Pescara dal 1994 al 2003, con i suoi 80 anni portati alla grande guarda con attenzione immutata alle sorti della città e con «solidarietà» l’azione del sindaco. «Ritengo che Alessandrini abbia fatto una cosa molto giusta ad azzerare la giuta», attacca, «perché da tempo la città si e fermata, lui ha bisogno di uno staff di persone che si diano da fare di più».
Lei dunque boccia l’esecutivo attivo finora?
«Non è un fatto personalistico, parecchi dei componenti non li conosco neanche. Quello che so è che sicuramente bisogna cambiare passo, come ha detto poi lui (Alessandrini ndr) giustamente. Sono d’accordissimo. Capisco i problemi economici, ma non ci si può fermare».
Cosa è rimasto troppo indietro in particolare?
«Ci sono problemi enormi. La catastrofe di questa estate è accaduta perché non sono stati affrontati problemi che si conoscono da anni: acqua, fiume e mare. Ma non solo: vedo la città in degrado dal punto di vista sociale, manca la sicurezza. I motivi sono tanti, lo so ma ci sono zone in cui la sera è preoccupante muoversi, le aree piu frequentate dai giovani non sono governate bene, l’area di risulta è terra di nessuno. Questo l’ho verificato di persone: tornavo con mia moglie da una festa all’Espalnade, era quasi l’una, siamo andati a riprendere l’auto al parcheggio della stazione e ci viene incontro uno con una brutta aria. Io alzo voce e vedo 10 persone da un lato e 10 dall’altro che ci guardano: non hanno fatto nulla, ma ti senti insicuro. Non è più la “citta giardino”, c’è qualcosa che non va. Certo non è tutto responsabilità dell’amministrazione, ma il capofamiglia è lui, Alessandrini. Sposo in pieno quello che ha dichiarato. Speriamo che non rimanga solo una dichiarazione e tutti si diano da fare». (lad’i)
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