Padre, due figli e due nipoti presi per l’agguato al pugile

Pistolettate per stendere il 33enne, l’accusa per tutti è di tentato omicidio Una testimone ha visto la sequenza dell’agguato. La polizia: aiuto prezioso
PESCARA. Padre, figli e nipoti arrestati. C’è una famiglia intera dietro gli spari e l’aggressione al pugile Emanuel Zuanel di 33 anni, cinque persone che sono state arrestate dalla Mobile e dalla Volante con le accuse di tentato omicidio e di porto abusivo di armi. Luigi Di Pietrantonio, 47 anni, l’uomo accusato di aver impugnato l’arma e sparato tre colpi alla gambe del pugile è stato trovato dalla Volante a Rancitelli mentre i suoi due figli Luca e Deny, di 22 e 29 anni, insieme ai nipoti Valerio e Diego Di Lazzaro, di 20 e 25 anni, sono stati rintracciati nel quartiere dove, domenica scorsa, si è tornati a sparare a distanza di sei mesi da un altro uomo gambizzato. La Squadra Mobile diretta da Pierfrancesco Muriana e la Volante diretta da Dante Cosentino hanno chiuso il cerchio sull’agguato di domenica pomeriggio in via Lago di Capestrano arrestando, in seguito al provvedimento del gip, Nicola Colantonio, i 5 componenti del commando che mancavano all’appello dopo che William Natali, il 34enne sempre accusato di aver partecipato all’aggressione, era stato arrestato il giorno stesso dell’agguato.
A Rancitelli si torna a sparare, 5 arresti. Ma le indagini non si fermano perché gli investigatori dovranno chiarire alcune ombre tra cui approfondire il movente, il perché dell’agguato. Se è verosimile, come ha raccontato la stessa vittima agli investigatori, che le continue richieste di denaro fatte da Zuanel, pugile senza lavoro, potrebbero aver spinto il gruppo ad agire è anche vero che gli investigatori cercheranno di capire come avvenivano quelle richieste. Intanto, stamattina gli arrestati saranno interrogati alle 11.
«Quello che è accaduto è una fotocopia dell’omicidio Rigante», ha commentato il questore Paolo Passamonti riferendosi alle analoghe modalità dei fatti – aggressione e spari – anche se, poi, per il povero Domenico Rigante di 24 anni non c’era stato nulla da fare. Rigante aveva perso la vita dopo gli spari in una casa in piazza dei Grue nel 2012 mentre Zuanel si è salvato perché, com’è scritto nell’ordinanza, il commando «voleva uccidere» ed è stato un caso che gli spari non abbiano toccato l’arteria femorale. Intanto, gli spari di domenica hanno risvegliato l’attenzione per un quartiere che non è isolato ma agglomerato al resto della città e in cui, ciclicamente, accade qualcosa di grave, si arriva a sparare nonostante Rancitelli non sia poi così distante dalle altre zone di Pescara.
«Il testimone e l’omertà». A dare una mano alle forze dell’ordine è stata una donna che dalla finestra avrebbe visto la scena, la sequenza degli spari e dell’aggressione, e fornito spunti preziosi agli investigatori.
Un atto di coraggio raro in un quartiere così difficile come ricordato da Muriana e da Cosentino durante la conferenza di ieri mattina perché è vero, come hanno sottolineato gli investigatori, «che la collaborazione del cittadino è stata preziosa e ha impresso velocità all’indagine ma è anche vero che sicuramente ci saranno stati altri testimoni che hanno preferito non parlare».
E invece c’è una donna che, domenica, ha chiamato la sala operativa descrivendo la scena, la sequenza e fornendo una descrizione per individuare uno degli aggressori. Inoltre, gli investigatori hanno potuto contare sulla versione fornita dal pugile e raccolta in ospedale: il 33enne, infatti, ha fornito il nome di chi domenica pomeriggio gli aveva sparato. A quel punto gli investigatori hanno setacciato Rancitelli arrivando alle famiglie Di Pietrantonio e Di Lazzaro.
Se a sparare, secondo l’accusa rappresentata dal pm Barbara Del Bono, sarebbe stato Di Pietrantonio gli altri invece avrebbero partecipato all’aggressione con calci e pugni al pugile quando il giovane era ormai a terra. Il primo ad essere stato individuato era stato Natali preso domenica, l’unico senza legami di parentela nel gruppo. Il 34enne è stato già interrogato e ha negato di aver partecipato all’aggressione ma il gip l’ha lasciato in carcere. Stamattina alle 11, saranno ascoltati gli altri cinque assistititi dagli avvocati Paolo Marino e Roberto Serino.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

