Padre Luciano, caso chiuso Le autorità slave: è disperso

Ma la famiglia non ci crede e attacca: perché in Italia non indaga nessuno?
PESCARA. Sono passati duecento giorni, più di sei mesi e mezzo dalla scomparsa a Medjugorje di padre Luciano Ciciarelli e nessuno lo cerca più. Per le autorità della Bosnia Erzegovina il padre monfortano di 79 anni originario di Civitella Casanova, dove ha ancora sorelle e nipoti, è ufficialmente disperso e nessuna delle quattro Procure italiane interessate dal caso ha aperto ancora un fascicolo.
Una circostanza denunciata dai familiari del religioso, convinti che padre Ciciarelli conoscesse bene la zona dove accompagnava diversi gruppi di pellegrini ogni anno, escludendo con questo che il 2 agosto si possa essere perso; e che al contrario ci sarebbero buoni motivi per cui qualcuno possa avergli fatto del male. Uno di questi, il principale, è la questione di un terreno di 25mila metri quadrati adiacente alla collina delle Apparizioni, del valore di circa 800mila euro. Un terreno la cui donazione, in favore del movimenti della “Consacratio mundi” fondato da un monfortano croato che ne voleva fare strutture per i pellegrini, si era arenata per vicende burocratiche. E padre Ciciarelli, così come riferisce il superiore provinciale dei Monfortani, padre Angelo Livio Epis, si era messo in mente, durante il suo soggiorno a Medjugorje iniziato lo scorso 28 luglio, di tentare di risolvere con il suo semplice interessamento quel groviglio di pratiche che tenevano bloccato il terreno. «Qualsiasi delinquente», sottolinea padre Epis, «sentendolo parlare di quel terreno poteva pensare che padre Luciano avesse dei soldi con sè per rilevarlo, anche se non era così».
Dunque, la sua sparizione potrebbe essere legata a una trappola finalizzata a un tentativo di rapina fallito, visto che il religioso non aveva soldi con sè (500 euro e poche centinaia di dollari sono stati trovati dal nipote nella sua camera d’albergo). Oppure, dietro alla sua misteriosa e improvvisa scomparsa ci potrebbe essere qualche organizzazione interessata a quel terreno per speculazioni edilizie ben diverse dalla casa del pellegrino che ne voleva fare la “Consacratio mundi”. Spiega il superiore provinciale: «Il terreno era di proprietà di padre Luka Cirimotic, missionario monfortano croato fondatore del movimento con cui padre Ciciarelli collaborava da anni. Terreno che il religioso aveva in parte acquistato in diverse tranche e in parte si era fatto donare». Ma il fondatore muore nel 2006 e non essendoci un testamento valido, tutto passa agli eredi tra cui un fratello, religioso anche lui, che ottiene dagli altri eredi i diritti di quel terreno. Ma è a questo punto che subentrano mille ostacoli, perché il terreno è una somma di tanti appezzamenti registrati su due registri e su uno di questi risultano esserci ancora 29 vecchi proprietari, molti dei quali morti. Senza contare, alla fine di tutto, che la tassa di successione è particolarmente gravosa. «Io gliel’avevo detto», dice padre Epis riferendosi a padre Luciano, «che queste pratiche non si potevano risolvere con un intervento nostro, ma lui nella sua bontà e nella sua semplicità sperava che bastasse interessarsi. E purtroppo non era così».
«È sconvolgente», sottolinea il nipote di padre Luciano, Cesare Marrama, «che nonostante i nostri input, quello che è uscito sulla stampa e le varie testimonianze allegate nella nostra denuncia alla Procura, non abbiamo ancora uno straccio di indagine su nessun fronte. Eppure», va avanti il familiare, tra i primi della famiglia ad andare a Medjugorje ad agosto scorso, «ci sono quattro Procure interessate del caso: Bergamo, sede del Movimento dei Monfortani, Teramo dove abbiamo fatto la denuncia ad agosto, Roma come residenza di padre Luciano e Pescara, essendoci nel frattempo affidati per la consulenza legale all’associazione Penelope. Non è possibile», sottolinea Marrama, «che per le Procure e per l’ambasciata la scomparsa di mio zio sia ancora da considerarsi un allontanamento volontario. Noi, allora come oggi, avevamo degli elementi forti di indagine, anche relativi alla questione del terreno, che nessuno ha nè valutato nè escluso. Ma non ci arrendiamo, questo è sicuro».
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