Paesaggi e personaggi che raccontano l’Abruzzo che incanta

Lunedì la presentazione del volume di Merlini e Silvestri realizzato con le fotografie inedite di Mario Dondero
di Giorgio D’Orazio
Ha il sapore della scoperta curiosa e lo spirito del vagabondaggio colto e goloso il racconto a due mani di Paolo Merlini e Maurizio Silvestri alla ricerca di "Dove comincia l'Abruzzo", titolo senza più interrogativi scelto da «due terranauti in autobus tra saperi e gusto», come li presenta la copertina di questo bel libro, arricchito dalle foto inedite di Mario Dondero e dalla prefazione di Renzo Paris, che l'editore romano Exòrma ha appena pubblicato (pagine 282, euro 14,90) e che sarà presentato lunedì 23 giugno alle ore 19 negli spazi della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Pescara (via Piave 61).
Più che di una presentazione canonica si tratta di un incontro a più voci degli autori con alcuni protagonisti del libro, che richiama alla memoria i pellegrinaggi voluti o dovuti in Abruzzo di tempi passati, da Alberto Savinio a Giorgio Manganelli, da Mario Soldati a Guido Piovene o Curzio Malaparte, per pensarne alcuni, l'occhio da forestiero capace e l'animus del taccuinista.
Ed oggi in Abruzzo da incontrare, per incontrare l'Abruzzo, ci sono lo storico aquilano Raffaele Colapietra, l'imprenditore agricolo Francesco Paolo Valentini, il vignaiolo filosofo Luigi Cataldi Madonna, il professor Leonardo Seghetti, il pastore Luigi Rotolo col figlio Gregorio, padre di eccellenti formaggi, l'oste dannunzista Carmine della Taverna dei Caldora di Pacentro, il giovane cantiniere Matteo Ciarrocchi dell'omonima vineria di Pescara, l'enciclopedico ristoratore Domenico Speranza di Loreto Aprutino e l'avvocato Dario D'Alessandro con il suo "Eco Villaggio Autogestito" di Pescomaggiore. Ma i nomi sarebbero ancora tanti e ognuno porta con sé un po' di quell'Abruzzo che gli autori godibilmente descrivono in questo viaggio senz'auto consigliabile a molti.
«Il silenzio tellurico del ventre di L'Aquila, la luce rossa del Gran Sasso, l'energia contagiosa di Pescara, la bellezza intimissima di Ortona, la fanteria elettrica di Torricella Peligna, la magica luce del cimitero di Colledimacine, la magnificenza terribile della Maiella, la solitudine travolgente della ferrovia di Palena, l'anima austera e altezzosa di Scanno, il fascino oscuro di Pacentro, la città invisibile di Tagliacozzo, la semplicità cristallina di Antrodoco», come si legge nel prologo, sono una sintesi non esaustiva di questa «terra di microcosmi abitati da gente dall'anima migrante» che è l'Abruzzo e tuttavia, notano gli autori, «ogni abruzzese serba nel cassetto di famiglia una storia epica e appassionante da raccontare».
Per Renzo Paris è «una vera e propria euforia per la cultura abruzzese tutta, da quella materiale a quella artistica» ad attraversare il volumetto che è al contempo un diario, un reportage, una guida con tanto di cartina, mappa cronologica e siti di riferimento delle aziende di trasporto, ma anche un'antiguida, perché trasgredisce le regole classiche del viaggiare.
Un viaggiare on the road, di un'intera settimana, lungo percorsi poco battuti, per grandi e piccoli centri, con autobus di linea, corriere e treni regionali.
Distinti nella stesura dei capitoli dal carattere graziato e lineare, i due autori confermano la capacità dimostrata con "Un altro viaggio nelle Marche" (Exòrma), libro di successo giunto alla terza ristampa in un anno. Se Paolo Merlini scrive e parla alla radio di slow travel, ma è anche coautore dell'ultima Guida Verde Marche del Touring Club Italiano e collaboratore dell'inserto "Marche Cult" de "Il Messaggero", Maurizio Silvestri si occupa di viaggi e cultura enogastronomica, scrive per "Porthos", "Pietre Colorate" e collabora ad alcune guide di Slow Food.
Saranno loro con il grande fotografo Dondero e tanti di quegli «indispensabili fiancheggiatori di questa avventura», come scrivono, a spiegare il loro punto di vista su "Dove comincia l'Abruzzo" - i cui proventi saranno devoluti all'Associazione Bibliobus L'Aquila - e sull'abruzzese che, come si legge, «anche se ha una diffidenza innata nei confronti del forestiero, si racconta con una certa fierezza, addirittura con entusiasmo, a volte con una vena di poetica malinconia».
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