Pagamenti degli arretrati, 300 ambulanti a rischio

15 Aprile 2021

Entro il 30 giugno vanno saldati Inps e Inail, pena la perdita del posteggio Luminari: «Dramma sociale senza precedenti, serve il blocco dei contributi» 

PESCARA. Sono circa trecento i venditori ambulanti pescaresi e la quasi totalità «rischia di perdere il lavoro se entro il 30 giugno non dimostra al Comune di essere in regola con i pagamenti dei contributi Inps e Inail (Durc) per poter ottenere il rinnovo del posteggio nei prossimi 12 anni».
È l’allarme lanciato da Gianluca Luminari, direttore dell’associazione provinciale datoriale Upap Claai (sede pescarese in via Nazario Sauro, 13) e fondatore del gruppo social “Movimento Partite Iva Unite” che ha scritto al presidente della Regione Marco Marsilio per chiedere «l’eliminazione o la sospensione dell’obbligo del Durc, come hanno fatto in altre regioni italiane. E quindi blocco del pagamento dei contributi nell’anno della pandemia, per dare respiro ai commercianti che non hanno lavorato e non hanno incassato». Altrimenti, per Luminari, si profila un «dramma sociale senza precedenti». Annualmente i venditori ambulanti pagano circa 4mila euro di tasse contributive, quasi mille euro ogni tre mesi. Una tassa onerosa ma non impossibile in tempi normali. Nell’anno del Covid, il contributo diventa un macigno soprattutto per quelle categorie merceologiche, abbigliamento, pelletteria, accessori, che per mesi hanno disertato i mercati rionali a causa delle prescrizioni anti Covid e non hanno incassato un euro. «Per noi è la mazzata finale» sbotta Antonio Santozzi, segretario provinciale Cisal (Confederazione italiana sindacati autonomi liberi), «a Pescara sono quasi 300 gli ambulanti, l’80% dei quali difficilmente riusciranno a pagare le migliaia di euro di pagamenti arretrati accumulati. Molti non ce la faranno a riemergere, gli ambulanti maggiormente in difficoltà sono quelli del settore abbigliamento, scarpe, borse e accessori. Meglio va alle categorie alimentari che bene o male hanno fatto i mercati e lavorato. Molti non sono riusciti a pagare quella tassa e ora se la ritrovano sul groppone, è alto il rischio di perdere il posteggio». Spiega, Santozzi, che «il contributo è diretto all’Inps ma poi bisogna comunicare al Comune l’avvenuto pagamento per poterci garantire il posteggio. Con Tonino Cremonese (leader degli ambulanti scomparso qualche giorno fa ndr) stavamo lavorando ad un piano di rateizzazione, ma nel frattempo abbiamo fatto investimenti per ripartire». Tra gli ambulanti in prima linea serpeggia la paura di perdere il lavoro. Peppino Cau, pescarese di origini sarde, e la moglie Anna Innaro, proprietari di una bancarella di abiti e accessori, tracciano il doloroso bilancio di (più) un anno nero: «Non abbiamo lavorato a novembre e dicembre, i mesi più redditizi, in tutto il lockdown e nelle zone rosse. Siamo un’azienda a conduzione familiare, in questo periodo, costretta a sbarcare il lunario. Il rischio di perdere il lavoro è alto se non riusciamo ad onorare gli arretrati». La disperazione degli ambulanti di Pescara e provincia è stata raccolta da Luminari che nella missiva, inviata anche al presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, rivela che le segnalazioni della situazione «sono partite dagli iscritti a cui i Comuni hanno richiesto, anche in soli 20 giorni di tempo, il Durc regolare per rinnovare al 2032 la concessione del posteggio, scaduta il 31 dicembre 2020». Per il direttore di Upap Claai «l’intervento della Regione è d’obbligo affinché al danno della crisi economica non si aggiunga la beffa della revoca delle concessioni, col rischio di mettere in mezzo alla strada centinaia di famiglie».