Pagare meno tasse si può, ecco come

8 Aprile 2018

Tra oneri deducibili e detraibili si può risparmiare un bel po’, basta chiedere sempre scontrini e ricevute. E conservarli

PESCARA . L’arrivo della primavera coincide, di solito, con l’invio della certificazione unica (ex Cud) da parte del proprio datore di lavoro.
Un passaggio fondamentale, che certifica il reddito percepito e le tasse già trattenute. Lo step successivo è la dichiarazione dei redditi: per lavoratori dipendenti e pensionati il modello da utilizzare è il famoso 730.
Gli autonomi, e una platea piuttosto ampia di altre tipologie di contribuenti, presentano invece il “Modello Unico-Redditi”, quello che fino all’anno scorso si chiamava semplicemente modello Unico. In entrambi i casi, nonostante siano state introdotte delle semplificazioni, districarsi all’interno dei vari “quadri” che compongono i modelli non è facile.
Lo sanno bene gli italiani, che continuano a rivolgersi ai Caf o agli studi dei commercialisti per adempiere al proprio dovere di comunicare i redditi al Fisco.
PIÙ SEMPLICE. Varato nel 2014 dal governo Renzi, il 730 pre-compilato doveva rappresentare la rivoluzione copernicana nei rapporti tra i contribuenti e il Fisco, ma in realtà, nel corso del primo anno di sperimentazione su 24milioni di dichiarazioni precompilate solo 1,4 milioni erano state scaricate e inviate dai diretti interessati.
La maggior parte dei contribuenti ha preferito continuare a rivolgersi a intermediari, perché in molti casi le dichiarazioni precompilate contenevano degli errori.
GLI SCAGLIONI. IN Italia vige il sistema di tassazione progressivo per scaglioni di reddito, anche se periodicamente si riaccende la discussione sull’opportunità di introdurre un’aliquota unica, “piatta” (Flat tax). L’ultima volta è accaduto durante la scorsa campagna elettorale per le politiche. Per il 2018, comunque, gli scaglioni restano gli stessi dell’anno scorso, dal 23 al 43%.
PAGARE DI MENO. Versare meno tasse, restando nella legalità, si può. Basta informarsi, pretendere sempre le ricevute quando richiediamo molte prestazioni, e conservarle in attesa che arrivi il momento di presentare la dichiarazione dei redditi.
SPESE DEDUCIBILI. Sono quelle che si possono sottrarre dal reddito complessivo, e che quindi aiutano ad abbassare la soglia in base alla quale si calcola quante tasse dobbiamo pagare. Ad esempio, se il reddito complessivo è di 29mila euro, e si possono sottrarre 2000 euro, vuol dire che si resterà nello scaglione del 27%, evitando di finire in quello successivo del 38%, (che scatta dopo i 28 mila euro. Gli oneri deducibili sono nella tabella sopra.
SPESE DETRAIBILI. In questa tipologia rientrano invece tutte quelle somme che vanno sottratte dalle tasse. Per esempio, se dalla dichiarazione risulta che dobbiamo pagare 5000 euro di tasse, ma disponiamo di 2000 euro dio detrazioni, significa che pagheremo solo la differenza. Questa è la categoria alla quale appartengono i cosiddetti “Bonus” casa (ristrutturazioni, miglioramento energetico, adeguamento sismico, acquisto mobili e grandi elettrodomestici di cui abbiamo parlato alcuni giorni fa. Le percentuali da portare in detrazione sono interessanti, ma il risparmio va ripartito in un arco di dieci anni. Delle spese detraibili fanno parte anche gli interessi passivi sul mutuo per l’acquisto della prima casa (dove risiede il proprietario). In questo caso di può detrarre il 19% degli interessi pagati ogni anno alla banca, fino a un massimo di 4mila euro. E passiamo alla categoria delle spese sanitarie che danno diritto alla detrazione. Si parte da una franchigia di 129,11 euro, superata la quale, lo Stato dà la possibilità di detrarre il 19% delle spese sostenute per prestazioni chirurgiche, ricoveri, analisi, indagini radioscopiche, visite e prestazioni specialistiche, fisioterapia, logopedista, igienista dentale. La franchigia non si applica in casi che riguardano persone disabili.
I DOCUMENTI. Per ottenere le detrazioni è necessario aver pagato tutte le prestazioni, o gli interventi edilizia, con lo “scontrino parlante”, e conservare i documenti per cinque anni.