Pagnanelli, gli indagati salgono a quattro

Abuso edilizio nella casa in costruzione in via Fabrizi, coinvolti dirigente e funzionario comunale e un responsabile del cantiere
PESCARA. Sono quattro gli indagati nell'inchiesta sulla vicenda relativa ai lavori di demolizione e ristrutturazione dell'immobile di proprietà del presidente del Consiglio comunale, Francesco Pagnanelli, che si trova in pieno centro cittadino.
Oltre a Pagnanelli, risultano coinvolti il dirigente comunale Gaetano Silverii, un responsabile del cantiere e un funzionario del Comune.
Il reato ipotizzato dal pubblico ministero Rosaria Vecchi a carico del presidente dell'assise civica è abuso edilizio. Per gli altri tre, invece, l'ipotesi di reato formulata è abuso d'ufficio.
L'edificio, che si trova tra via Nicola Fabrizi e via Dante, nei giorni scorsi è stato posto sotto sequestro preventivo dopo la presentazione di un esposto, probabilmente da parte di alcuni vicini di Pagnanelli, e la successiva apertura di un'inchiesta.
L'abuso edilizio si sostanzierebbe in 12 metri quadri, relativi a «una distanza non rispettata», spiega il politico. Alla base del sequestro ci sarebbe una copiosa consulenza tecnica disposta dalla pm Vecchi, che l'indagato, tramite il suo difensore, l'avvocato Cesare Borgia, ha chiesto di acquisire insieme a tutti gli atti che fanno parte del fascicolo aperto dalla Procura. È lecito ipotizzare, a questo punto, il ricorso al Riesame da parte della difesa per chiedere il dissequestro dell'immobile e la rimozione dei sigilli.
Tutto questo, naturalmente, dopo che il legale di Pagnanelli avrà valutato ed esaminato l'intera documentazione della pm. È facile prevedere anche la nomina di un consulente di parte, trattandosi di questioni di natura prettamente tecnica-urbanistica. In particolare, i lavori in corso, giunti quasi a conclusione, riguardano la demolizione e la ricostruzione della casa che in passato apparteneva ai nonni di Pagnanelli.
Il presidente dell'assise civica, di professione avvocato ed eletto in Consiglio comunale nelle file del Pd, si dice «meravigliato», ma allo stesso tempo «tranquillo» perché ritiene di aver agito «nel rispetto della legge e secondo quanto previsto dal permesso di costruire che mi è stato rilasciato dal Comune» nel 2016.
«Stiamo aspettando che ci consegnino la documentazione», spiega l'avvocato Borgia, difensore di Pagnanelli, «Fino a oggi non riusciamo a comprendere la costruzione accusatoria che viene mossa nei confronti di Pagnanelli, alla luce del fatto che tutti i permessi sono stati rilasciati regolarmente».
«Non so se il sequestro si riferisca semplicemente a delle difformità commesse in sede di esecuzione», oppure, afferma Silverii, «se riguardi il permesso di costruire. So che ci sono stati dei rapporti di sopralluogo da parte di quelli che allora erano i miei tecnici, in particolare di un geometra che a suo tempo ha rilevato delle modeste difformità. Dopodiché, noi abbiamo rilasciato il permesso di costruire e una variante in corso d'opera. Sono convinto che dal punto di vista edilizio la questione sia assolutamente in ordine, poi se sono state commesse delle difformità in esecuzione dei lavori, questo non so dirlo, anche perché da qualche mese non sono più io il dirigente del settore Attività edilizie e produttive. Da qualche giorno», conclude, «dagli Affari generali sono passato alla Programmazione del territorio ed Edilizia integrata».
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