Pagnanelli indagato per un balcone

11 Maggio 2018

Sequestrata la casa del presidente del consiglio comunale in costruzione tra via Fabrizi e via Dante. Il pm: abuso edilizio

PESCARA. È finito sotto sequestro l’immobile di proprietà del presidente del Consiglio comunale, Francesco Pagnanelli, in fase di costruzione all’angolo tra via Nicola Fabrizi e via Dante. Pagnanelli è indagato per abuso edilizio.
Il decreto di sequestro preventivo è stato eseguito nelle ultime ore dalla polizia giudiziaria nell’ambito di un’inchiesta del pubblico ministero Rosaria Vecchi scattata dopo la presentazione di un esposto, verosimilmente da parte di alcuni “vicini” del presidente del Consiglio comunale. Gli verrebbe contestata «una distanza non osservata per un balcone», spiega proprio Pagnanelli che aspetta di saperne di più, ma si dice «meravigliato» per il sequestro.
L’intervento in corso, arrivato quasi a conclusione, riguarda la demolizione e ricostruzione della casa che un tempo era dei nonni di Pagnanelli, avvocato e giovane rappresentante del Pd eletto presidente del Consiglio un anno fa, all’inizio di aprile. Pagnanelli ha deciso di ristrutturare l’immobile: a piano terra continueranno a esserci le attività commerciali e ai due piani superiori l’abitazione. L’indagato, che oggi intende acquisire gli atti in procura, ritiene di aver portato avanti tutta l’operazione «nel rispetto della legge, con estrema scrupolosità. Ritengo», ha commentato, «di aver fatto tutto alla stregua del permesso di costruire e alla luce del giorno. Sono stato attento a tutto», realizzando il progetto esattamente «come lo ha assentito il Comune. Figuriamoci», dice ancora, «se non stavo attento a fare tutto a regola d’arte, non solo per i principi che mi appartengono, ma anche per l’incarico che ricopro a Palazzo di città», aggiunge il presidente del Consiglio comunale.
Lo stupore di Pagnanelli, dopo la notifica del decreto, nasce dal fatto che ha «rispettato pedissequamente il permesso di costruire rilasciato dal Comune» nel 2016. Ora, proprio a fianco al permesso di costruire che è stato affisso sui pannelli del cantiere, in via Nicola Fabrizi, ci sono i sigilli della Procura, con il divieto di accesso al cantiere. L’abuso, spiega il giovane politico, si sostanzierebbe in «12 metri quadri» relativi a «una distanza non rispettata. Ma io mai farei un abuso edilizio», aggiunge, tanto più «in pieno centro, con un intervento così importante». Ora, assistito dall’avvocato Cesare Borgia, Pagnanelli attende di esaminare con attenzione le contestazioni mosse nei suoi confronti che hanno portato al sequestro.
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