«Palazzine sgomberate, indaghi la Procura»

L’ex assessore Foschi presenta un esposto: la causa di inagibilità non è stata determinata dal sisma
PESCARA. Finisce alla procura della Repubblica la vicenda dei tre edifici di via Lago di Borgiano, a rischio crollo, sgomberati il 5 luglio scorso. L’ex assessore, ora esponente dell’associazione Pescara mi piace, Armando Foschi ha presentato un esposto dopo aver assistito ai lavori della commissione di Vigilanza, controllo e garanzia, riunita nei giorni scorsi per esaminare la questione.
«I tre palazzi di via Lago di Borgiano, sgomberati perché a rischio crollo», ha affermato Foschi, «erano inagibili dalla nascita per l’utilizzo di cemento impoverito e per la scarsa armatura dei ferri. Questo significa che le scosse di terremoto del 2016 non sono la causa dell’inagibilità dei tre fabbricati, dunque né il Comune di Pescara, né la Protezione civile possono accedere ai fondi dell’autonoma sistemazione dello Stato per affrontare l’emergenza abitativa, come invece sta accadendo».
«La gravissima verità», ha aggiunto, «è emersa nel corso dell’ultima seduta della commissione Vigilanza, controllo e garanzia, presieduta dal consigliere comunale Carlo Masci, convocata su richiesta dell’associazione Pescara mi piace». «A dirlo», ha fatto presente Foschi, «è stato l’architetto Virginio Angelini, direttore della Labortec, l’azienda specializzata che ha effettuato le perizie sui palazzi e che ha determinato il loro sgombero. A questo punto l’associazione Pescara mi piace inoltrerà inevitabilmente un esposto in Procura per chiedere alla magistratura di affrontare con la massima urgenza il caso, acquisendo subito tutti i documenti e cercando di capire cosa sta accadendo in un Comune in cui ci sono troppe ombre su qualsiasi pratica amministrativa».
Alla seduta hanno preso parte anche l’assessore alle politiche della casa Antonella Allegrino, il vice sindaco e assessore alla protezione civile Antonio Blasioli, il direttore dell’Ater Giuseppina Di Tella e l’architetto Virginio Angelini per la Labortec.
«Ora l’Ater», ha rivelato Foschi, «ha aperto un contenzioso con il Comune che ha annunciato l’addebito delle spese sostenute, circa 200mila euro, all’azienda. L’Ater ha risposto che impugnerà le ordinanze prodotte sino a oggi perché, a suo giudizio, le spese dell’emergenza non sono a suo carico. Tra l’altro, l’azienda dovrebbe chiudere i propri uffici per fallimento non disponendo di quelle somme».
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