Palazzo a fuoco: per la Procura inquilino socialmente pericoloso

In attesa di stabilire le cause del rogo partito dall’appartamento dell’uomo già segnalato dai vicini spunta il provvedimento che, mesi fa, ne disponeva il ricovero in una struttura specializzata
MONTESILVANO. Dalla prima relazione depositata ieri dai vigili del fuoco, non emerge nessun elemento che possa spiegare come si sia sviluppato l'incendio che nel pomeriggio del 18 dicembre scorso ha parzialmente distrutto una palazzina in via Adige a Montesilvano. Senza un elemento preciso che possa attribuire all'incendio una natura dolosa, i sospetti di magistrato e carabinieri, restano al momento tali. E questo perché, l'appartamento dal quale si è sviluppato l'incendio, posto al primo piano della palazzina, è attualmente occupato da un uomo con problemi psichici piuttosto gravi, e molti ne avrebbe creati anche al condominio, tanto da far scattare una particolareggiata denuncia nei suoi confronti, affidata all'avvocatessa Patrizia Pennese. Denuncia nella quale si elencavano una serie di comportamenti anche gravi, che avrebbero arrecato disturbo e molestia agli altri condomini. Quella denuncia fece intervenire la procura di Pescara che, a seguito di un incidente probatorio dove uno specialista sancì la pericolosità sociale dell'uomo, dispose un provvedimento per ricoverare il soggetto in una struttura specializzata, che viene chiamata rems (residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) e che sarebbe una sorta di ricovero vicino alla detenzione, dal quale non si può uscire senza un altro provvedimento ad hoc. Ebbene quella misura non è stata ancora eseguita per mancanza di disponibilità di una struttura adeguata.
«In Abruzzo», spiega l'avvocato Giovanni Scudieri che il tribunale nominò amministratore di sostegno dell'uomo, «ne esistono soltanto due: una molto piccola all’Aquila e un’altra a Rosello, per cui diventa difficile sistemare questa persona quantomeno in regione».
Un paio di giorni prima dell'incendio del 18 dicembre scorso, l'uomo aveva appiccato il fuoco a un maglione sul balcone di casa. Ecco perché il primo sospettato è diventato proprio lui che, peraltro, vive in casa in condizioni davvero precarie (nonostante l'amministratore di sostegno faccia continuamente pulire l'abitazione), anche perché si tratta di un accumulatore seriale che porta in casa di tutto. Dunque non è escluso che l’incendio non sia stato provocato dal condominio, ma sia nato per altra causa accidentale. Ma questo, al momento, non si è ancora saputo. «Attualmente», spiega ancora Scudieri, «il mio assistito è ricoverato in rianimazione anche se non è in pericolo di vita, ma comunque ha respirato molto fumo».
Dalla relazione dei vigili del fuoco risulterebbe l’inagibilità dell'appartamento dell’uomo e di quello posto al piano superiore. Intanto le indagini proseguono, affidate al coordinamento del pm Rosangela Di Stefano. Sembra che al momento il fascicolo sia senza indagati, proprio perché si è in attesa di conoscere l’effettiva causa dell'incendio: se sia stato volontariamente appiccato o si sia trattato di un incidente non provocato.
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