Palazzo d’oro Asl La Regione non è parte civile

18 Maggio 2017

PESCARA. Rinviata al 25 luglio, per dare la possibilità alla difesa di valutare se formulare la richiesta di rito abbreviato, l'udienza preliminare del procedimento sul caso del palazzo d'oro di via...

PESCARA. Rinviata al 25 luglio, per dare la possibilità alla difesa di valutare se formulare la richiesta di rito abbreviato, l'udienza preliminare del procedimento sul caso del palazzo d'oro di via Rigopiano, acquistato nel 2012 da un imprenditore a 900 mila euro e rivenduto due anni dopo alla Asl al triplo del prezzo. Per la vicenda sono imputati, davanti al gup Elio Bongrazio, l'ex direttore generale della Asl, Claudio D'Amario, subcommissario alla Sanità in Campania, l'imprenditore Ermanio Cetrullo, il dirigente dell'ufficio Gestione del patrimonio della Asl Vincenzo Lo Mele e il responsabile unico del procedimento Luigi Lauriola, accusati a vario titolo di truffa e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Secondo l'accusa, rappresentata dai pm Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio, i soggetti danneggiati dall'operazione sarebbero la Asl e la Regione, e il prezzo d'acquisto del palazzo da parte della Asl «sarebbe stato sovrastimato di almeno 740mila euro rispetto al reale valore di mercato». Ciò avrebbe procurato «un ingiusto vantaggio patrimoniale» all'imprenditore Cetrullo.
D'Amario si è invece sempre difeso affermando che l'operazione era mirata ad abbattere il costo degli affitti e a reperire gli uffici per le attività amministrative, tecniche e di staff. La Asl ieri si è costituita parte civile tramite l'avvocato Barbara D'Angelosante, mentre non lo ha fatto la Regione Abruzzo, nonostante le sollecitazioni del consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Domenico Pettinari, al quale sull’edizione di ieri abbiamo erroneamente attribuito la frase «un rinvio a giudizio per i responsabili della Asl di Pescara», anziché la frase, corretta, «la richiesta di rinvio a giudizio...».
La difesa di D'Amario, affidata all'avvocato Dante Angiolelli, ha presentato una memoria difensiva, condivisa dagli altri difensori, nella quale viene sollevata un'eccezione pregiudiziale di improcedibilità dell'azione penale, in quanto il procedimento si innesterebbe su uno precedente, conclusosi con l'accoglimento, da parte del gip, della richiesta di archiviazione avanzata dal pm Di Serio. Dunque - per Angiolelli - le indagini successive, a differenza di quanto sarebbe avvenuto, avrebbero dovuto essere autorizzate precedentemente dal gip. L'eccezione sarà discussa e valutata nella prossima udienza. Sul caso, è intervenuto anche il manager Asl Armando Mancini: «È normale, per la Asl, costituirsi parte civile in ogni processo in cui vi sia la possibilità di un danno per l’azienda. È quanto accade sempre e, trattandosi di beni pubblici da tutelare, può ritenersi obbligatorio. Avevamo dato avvio a tutte le procedure necessarie (individuazione del legale, incarico) ben prima della diffida del consigliere regionale. La tutela del patrimonio e del nome della Asl è esercitata in modo del tutto autonomo e indipendente da diffide o minaccia di esposti alla Corte dei Conti. Non vorrei che passasse l’idea, erronea, che c’è bisogno di un esposto per dare inizio ad azioni legali che sono invece la prassi di questa Asl».