Palazzo d’oro Asl, Pavone in aula

15 Gennaio 2021

L’ex investigatore della Mobile testimone al processo contro D’Amario

PESCARA. La testimonianza fiume dell'investigatore Giancarlo Pavone (ex della Mobile di Pescara), sulla vicenda della compravendita del "palazzo d'oro" di via Rigopiano che avrebbe dovuto ospitare gli uffici amministrativi della Asl di Pescara, va ancora avanti: dopo la terza udienza di ieri, ne sono in programma altre due per consentire agli ultimi difensori di effettuare il controesame del teste.
Nel processo sono imputati l'ex direttore generale della Asl Claudio D'Amario (difeso da Dante Angiolelli e Tommaso Marchese), l'imprenditore proprietario dell'immobile al centro dell'inchiesta, Ermanio Cetrullo (assistito da Augusto La Morgia) e poi Vincenzo Lo Mele (difeso da Roberto Milia) e Luigi Lauriola (difeso da Giuseppina D'Angelo), entrambi dell'ufficio gestione del patrimonio dell'Azienda sanitaria. I reati in ballo sono piuttosto pesanti e riguardano una presunta truffa e la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente: reati finalizzati, secondo l'accusa, a favorire Cetrullo che acquistò quell'immobile a 900mila euro e lo vendette alla Asl a 2 milioni e 800mila euro, peraltro con l'avallo dell'Agenzia delle entrate che stimò l'immobile 3 milioni di euro: ma secondo l'accusa la Asl avrebbe sovrastimato il palazzo di 740mila euro. Ma ieri, se vogliamo, c'è stato un piccolo colpo di scena quando la difesa di D'Amario ha chiesto al teste, che fino ad allora aveva elencato le presunte irregolarità amministrative di quell'affare, se dalle indagini fossero mai emersi elementi tali da far ritenere l'esistenza di rapporti o contatti tra D'Amario e Cetrullo. E la risposta negativa del teste è diventata per la difesa D'Amario un punto di forza.
Ma il percorso per arrivare alla sentenza è ancora lungo: si riprenderà l'11 e il 18 febbraio per concludere il teste Pavone, poi toccherà ai testi delle difese. (m.cir.)