Palazzo d’oro Asl, tutti sotto processo

6 Marzo 2019

L’immobile-rudere fu acquistato per 2 milioni e 800mila euro: a giudizio l’ex manager D’Amario e l’imprenditore Cetrullo

PESCARA. Tutti a giudizio per l'operazione da 2 milioni e 800mila euro spesi dalla Asl di Pescara, targata Claudio D'Amario, per l'acquisto del "palazzo d'oro" di via Rigopiano che avrebbe dovuto ospitare gli uffici amministrativi dell'azienda sanitaria pescarese. Ieri pomeriggio il gup Elio Bongrazio ha definito il procedimento confermando le richieste della pubblica accusa, sostenuta dal procuratore aggiunto Anna Rita Mantini, e mandando tutti a processo i quattro protagonisti della vicenda giudiziaria: l'ex direttore generale della Asl D'Amario (difeso dall'avvocato Dante Angiolelli); Ermanio Cetrullo (assistito dall'avvocato Augusto La Morgia), il proprietario dell'immobile acquistato dalla Asl a un prezzo tre volte superiore a quello che era costato all'imprenditore; Vincenzo Lo Mele (difeso da Roberto Milia), dirigente dell'ufficio gestione del patrimonio della Asl; Luigi Lauriola (assistito dall'avvocatessa Giuseppina D'Angelo), responsabile unico del procedimento.
PROCESSO DAL 3 OTTOBRE Sono loro che il 3 ottobre prossimo dovranno difendersi, davanti al giudice monocratico Rossana Villani, dalle accuse di truffa e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Decisione che, oltre alla pubblica accusa, è stata accolta con soddisfazione dall'unica parte civile costituitasi, la Asl di Pescara, rappresentata dall'avvocatessa Barbara D'Angelosante.
Un procedimento complesso, che ha richiesto quasi due anni di udienze preliminari (ne sono state fatte ben 8 partendo dal maggio del 2017), che ruotava attorno alla decisione che assunse il direttore generale D'Amario, nonostante i veti opposti dalla politica regionale, di acquistare proprio quell'immobile di Cetrullo che all'imprenditore era costato 900mila euro nel 2012 (venne rilevato da un fondo di investimento), e che la Asl pagò 2 milioni e 800mila euro.
DUE BANDI DI GARA Nella sua requisitoria, il pubblico ministero ha battuto molto sulla tempistica di tutta l'operazione perché proprio lì, sempre secondo l'accusa, si annidavano i presunti reati contestati.
Vennero fatti due bandi di gara: il primo prese il via il 16 maggio 2014 e risposero due società, la Casa e Bottega di Federico Tironese e quella di Maria Gabriella Ferri. Entrambe vennero scartate perché non avevano, secondo la Asl, i requisiti richiesti.
Al secondo bando, quello del 21 luglio 2014, risposero in due: la stessa Ferri e la società Pmc di Cetrullo. La prima venne però scartata perché non consegnò i documenti nei termini stabiliti.
Ma il problema, secondo l'accusa, è che già il 6 maggio 2014, e dunque in epoca antecedente il primo avviso di gara, la Asl aveva già fatto valutare l'immobile di Cetrullo, che venne peraltro stimato 3 milioni di euro: «Immobile», ha detto il pm in requisitoria, «totalmente dismesso dal 2014 e che a tutt'oggi è un rudere, che non aveva e non ha ancora oggi una destinazione pubblicistica».
PALAZZO SOVRASTIMATO Secondo la procura, la Asl avrebbe sovrastimato il palazzo di almeno 740mila euro rispetto al valore di mercato.
Secondo i risultati dell'inchiesta, riportati nel capo di imputazione, Lo Mele e Lauriola avrebbero recepito «pedissequamente la stima elaborata dall'Agenzia delle Entrate, omettendo di ponderare doverosamente sia i valori enunciati negli atti di acquisto dell'immobile in favore di Cetrullo, sia di effettuare gli abbattimenti economici conseguenti alle insistenze sull'immobile medesimo di servitù passive e altri oneri, quindi di considerare la mancanza di una destinazione a uffici pubblici». Tutte valutazioni che passeranno adesso al vaglio del tribunale.
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