Palazzo d’oro, lo scontro arriva in Parlamento

24 Aprile 2015

Immobile pagato 2,8 milioni dalla Asl, D’Alfonso chiede 200 mila euro di danni al grillino Pettinari: ha infangato la mia immagine. E tre deputati M5S attaccano

PESCARA. Arriva anche sui tavoli del Parlamento e del governo il caso del palazzo d’oro comprato dalla Asl: un palazzo in via Rigopiano pagato 900 mila euro nel 2012 dall’imprenditore Ermanio Cetrullo, titolare della società Pmc, 63 anni e nipote del parlamentare Psdi Aldo Cetrullo, e rivenduto due anni dopo al triplo del prezzo di acquisto e cioè 2,8 milioni di euro. È questa la risposta del M5S all’affondo del presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso: un’interrogazione di 3 parlamentari, Gianluca Vacca, Andrea Colletti e Daniele Del Grosso, arrivata il giorno dopo l’annuncio di D’Alfonso che ha assicurato di aver richiesto 200 mila euro di danni al consigliere regionale Domenico Pettinari perché, secondo il governatore, l’esponente grillino ne avrebbe infangato l’immagine accostandolo all’operazione della Asl. Finora, Pettinari non ha ancora ricevuto l’atto di citazione davanti al tribunale civile.

Amici, capelli e occhiali. Uno scontro, quello tra D’Alfonso e il consigliere grillino, che si è consumato prima con lettere ufficiali a partire dal 19 novembre scorso e poi nell’aula del consiglio regionale: a Pettinari che diceva «noi non abbiamo amici che si chiamano Ermanno», D’Alfonso rispondeva citando una vecchia denuncia sul fangodotto presentata dallo stesso Pettinari e finita archiviata risalente a «quando lei aveva un rapporto più riuscito tra capigliatura e occhiali». Nella stessa seduta del 24 febbraio scorso, con il rogito del palazzo già firmato 8 giorni prima, D’Alfonso dichiarava che avrebbe bloccato l’acquisto.

Scontro su Facebook. Ieri, sulla sua pagina, D’Alfonso ha scritto «sto approntando un piano di opere pubbliche da realizzare con i proventi delle cause per diffamazione». La risposta di Pettinari, sempre su Facebook: «Si tratta di un atto intimidatorio volto a eliminare la critica politica, il dissenso popolare e la libertà di informazione. Un gesto che porta il confronto politico e sociale abruzzese indietro di 80 anni. La linea del Pd, ormai», per Pettinari, «è quella dell’intimidazione che cerca di colpire i cittadini in quello che oggi è il punto dolente di tante famiglie abruzzesi ed italiane: i soldi. E su Twitter già impazzano gli hashtag #nonciintimorite e #iostocondomenicopettinari.

Attesa per il gip. L’immobile è stato pagato 2,8 milioni, con uno sconto di 500 mila euro da parte di Cetrullo rispetto alla valutazione dell’Agenzia delle entrate fissata a 3 milioni. Dopo una denuncia di Pettinari, la Mobile, in un rapporto alla procura, ha parlato di «ingente quanto anomala plusvalenza», ma la pm Mirvana Di Serio ha chiesto l’archiviazione e ora il gip dovrà decidere se mandare l’indagine su un binario morto o se ordinare nuovi approfondimenti.

«Il governo controlli». In un’interpellanza a D’Alfonso, Pettinari ha chiesto: se D’Alfonso conosce Cetrullo; se non era d’accordo, perché non ha fermato la Asl; perché ha detto che non era d’accordo solo dopo la firma del rogito. Ora questi interrogativi finiscono al ministro della Sanità Beatrice Lorenzin e al presidente del Consiglio Matteo Renzi: «In una situazione di disavanzo delle strutture sanitarie come quella abruzzese è necessario, oltre al Piano di rientro», dicono Vacca, Colletti e Del Grosso, «essere prudenti con gli investimenti e gli acquisti, onde evitare che la situazione debitoria peggiori». A Lorenzin e Renzi, il M5S chiede controlli sul palazzo d’oro: «Se non ritengano opportuno, per i profili di propria competenza, verificare se l’acquisto dei locali da parte della Asl di Pescara siano confacenti ai principi di buona amministrazione, efficienza ed economicità e se il comportamento del commissario ad acta e presidente della Regione Abruzzo sia stato confacente al suo ruolo di responsabile e garante dell’organizzazione delle strutture e dei servizi sanitari».

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