Palazzo di via Leopardi, è scontro

Montesilvano, una nuova perizia avanza dei dubbi sull’ordinanza di sgombero
MONTESILVANO. Arriva il primo atto ufficiale contro l’ordinanza di sgombero del palazzo di via Leopardi. Nei giorni scorsi l’avvocato Eugenio Galluppi, per conto di uno dei residenti del condominio Riviera uno, ha presentato a palazzo di città una richiesta di annullamento del provvedimento del sindaco Ottavio De Martinis che lo scorso 13 maggio ha dichiarato inagibile lo stabile, ordinando ai 250 proprietari degli appartamenti e ai 13 titolari delle attività commerciali di lasciare l’edificio a causa del «rischio di crollo».
L’iniziativa, che era già stata annunciata dal legale all’indomani dell’emissione dell'ordinanza, arriva dunque a quasi due mesi dalla decisione del primo cittadino, quando all’interno del condominio abitano ancora una mezza dozzina di famiglie e alcuni dei locali del piano terra sono tuttora aperti al pubblico. Alla base della richiesta arrivata sui tavoli del sindaco De Martinis e del dirigente comunale Marco Scorrano c’è una controperizia di parte, firmata dall’ingegnere Leopoldo Rossini, che metterebbe in discussione in particolare una delle due relazioni commissionate dall’amministratore di condominio Giuseppe Cellini, quella dallo scenario più catastrofico, ossia quella stilata dall’ingegnere Antonello Salvatori. Una perizia che, stando a quanto riportato nell’istanza di autotutela dell’avvocato Galluppi, sarebbe stata seguita, appena sei giorni dopo, da un nuovo elaborato in cui lo stesso ingegnere Salvatori, avrebbe dichiarato possibili le opere di messa in sicurezza al posto della demolizione suggerita nel primo documento. (a.l.)
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