Palazzo pericolante Condòmini beffati: pagheremo tutto noi

Viale D’Annunzio, i costi dell’abbattimento dell’edificio totalmente a carico dei proprietari degli appartamenti
PESCARA. Una beffa lunga quattro anni per i condomini della palazzina di viale D'Annunzio 259-261, sgomberata perché pendente sulla parte nord est e, dunque, pericolante. L'ultima in ordine di tempo, la bocciatura, da parte dei periti nominati dal giudice, dei rimborsi richiesti dagli inquilini per eventuali danneggiamenti post terremoti, dal 2009 in poi. Di sicuro, la palazzina sarà demolita ma non è ancora certo se verrà ricostruita a causa dei costi esorbitanti che si aggirerebbero tra i 5 e i 6 milioni di euro, tutti a carico degli inquilini che hanno già dovuto racimolare circa 400mila euro per finanziare l'abbattimento dell'edificio che conta 10 piani con 34 appartamenti, di cui 32 adibiti ad abitazioni, 2 studi professionali, oltre a 6 locali al piano terra destinati ad attività commerciali. Nelle prossime assemblee di condominio si decideranno altri eventuali ricorsi al Tar o al Consiglio di Stato. Dopo l'abbandono dell'edificio quattro anni fa, «non senza malumori», hanno dovuto cercare un'altra abitazione: «Ognuno di noi, proprietari o affittuari di appartamenti di diversa metratura, da 90 a 120 metri quadrati, ha dovuto cercarsi un'altra sistemazione. Per molti, soprattutto i più anziani, non è stato facile allontanarsi da un appartamento acquistato con tanta fatica e dal quartiere natìo. Qualcuno ha rifiutato le case popolari offerte dal Comune perché fatiscenti. Da quel momento, per noi, sono state solo spese, a suon di migliaia di euro. Abbiamo dovuto trovare i fondi per l'abbattimento del fabbricato, circa 400mila euro, reperiti tra aiuti familiari e personali e pagati anche a rate». Poi sono seguite «le spese legali e progettuali, i ricorsi e controricorsi, le perizie (anche dei vigili del fuoco), i permessi e, beffa delle beffe, anche il pagamento, seppur dimezzato, dell'Imu sulla seconda casa. Ogni famiglia ha sborsato mediamente tra i 7000 e i 20mila euro, a seconda della metratura».
Non solo: «Il Comune», spiegano ancora i condomini, «che nel 2013 ha sospeso tutte le utenze, acqua, luce, richiede 119mila euro per la presentazione dei permessi per la ricostruzione». Sul nuovo palazzo da realizzare al posto di quello attuale da demolire, gli inquilini devono ancora decidere: «Le spese sono tante e stiamo pagando un immobile che non esiste. Anzi, rischiamo di pagare tre volte uno stesso appartamento: prima il normale acquisto, poi il riscatto del mutuo bancario e infine la ricostruzione. Anche se qualcuno ci sta pensando, perché si tratta sempre di ricreare un edificio nelle vicinanze della sede universitaria e del polo giudiziario».
I fondi ci sono, a quando la demolizione della palazzina? «A breve», rispondono i condomini sempre più esasperati: «E' stata una lotta snervante, qualcuno di noi ci si è anche ammalato e non è finita». L'ultima mazzata, la bocciatura dei risarcimenti. Secondo i periti, l'immobile non è stato danneggiato dai terremoti che si sono susseguiti dal 2009.
Su questo punto, gli inquilini scherzano per sdrammatizzare: «Un terremoto ci ha lasciato le crepe sui muri e gli altri hanno riassestato l'edificio che sembra aver livellato le pendenze, a causa del movimento del terreno».

