«Palazzo Sirena, a rischio anche il torrione»

22 Ottobre 2017

Francavilla: i 3 progettisti lanciano l’allarme sicurezza. Ma il sindaco replica: sono stati loro a sbagliare

FRANCAVILLA. La demolizione dell'ala storica del palazzo Sirena a Francavilla rischia di compromettere anche l'essenza del torrione rimasto in piedi. A sostenere questa tesi sono Raffaele Conti, Amelia Moccia e Mosè Ricci, i tre progettisti della struttura in mattoncini che negli anni Novanta si affiancò all'ala storica di palazzo Sirena, edificio ricostruito dopo la Seconda guerra mondiale da cittadini e reduci. Il sindaco Antonio Luciani, appena terminate le operazioni di abbattimento, aveva annunciato per la metà del mese scorso l'esecuzione di «piccole opere edili di sistemazione della torre nella parte di congiunzione con il vecchio palazzo». Proprio a questo riguardo, i tre progettisti manifestano «preoccupazione per l’esito finale delle operazioni necessarie per la messa in sicurezza del fabbricato attuale della Sirena che inevitabilmente produrranno modifiche sostanziali alla figura architettonica dell’opera».
In una nota, Conti, Moccia e Ricci ricordano come l'opera sia stata pubblicata su numerose e qualificate riviste di architettura italiana, nonché su testi di autorevoli critici, sull’Almanacco dell’Architettura italiana del 1996 ed è inoltre catalogata nell’Archivio delle Architetture del secondo 900 del ministero per i Beni culturali. Inoltre, evidenziano i progettisti, è in corso di svolgimento al ministero il procedimento per il riconoscimento del particolare interesse artistico dell’opera, ma siccome sono state già apportate significative alterazioni della qualità del fabbricato sia all’interno sia all’esterno, i tre progettisti fanno sapere di mettere a disposizione la loro competenza per la tutela dell’integrità concettuale ed estetica del fabbricato: «Non cerchiamo nuovi incarichi professionali né compensi per prestazioni tecniche», dicono, «come progettisti siamo interessati solo alla qualità dell’opera».
«Quello che leggo è davvero incredibile», replica Luciani, «questi signori invece che cospargersi il capo di cenere pensano di poter guadagnare ancora dal palazzo Sirena, come del resto attestano i commenti che per primo Conti firmò sotto il mio profilo nei giorni dell'abbattimento. Vorrebbero guadagnare ancora, sì, oltre le fatture di centinaia di milioni di lire che fruttò il loro lavoro tra gli anni '80 e '90, ai tempi della progettazione, per un'opera che da allora a oggi non ha mai ottenuto l'agibilità. A questi signori ho persino chiesto di intervenire sulla questione in tempi non sospetti: Mosé Ricci declinò l'invito, definendo la torre un suo “errore di gioventù”; Raffaele Conti, interpellato ad agosto scorso sul senso architettonico di una torre in mattoncini circolare accostata a un palazzo post razionalista, non ha mai risposto. Io considero questi professionisti veri e ufficiali nemici della nostra città. Sto pensando di proporre al consiglio comunale una delibera per affermare e attestare lo scempio da loro compiuto, che ha decretato la vera morte del Palazzo Sirena».
Loris Zamparelli