Palestre e piscine chiuse da mesi Operatori disperati

Chiedono ristori immediati, date certe e un fondo perduto «Dalla Regione solo promesse, ci hanno dimenticato»
FRANCAVILLA. Ristori immediati, programmazione delle riaperture e un fondo perduto per la ripartenza. Sono queste le richieste che arrivano dal mondo degli operatori sportivi di Francavilla, da sei mesi costretti allo stop forzato. La speranza di un anno fa si è trasformata in rabbia, prima di diventare sconforto: lavoro ridotto, sostegni scarsi o inesistenti e spese da sostenere hanno iniziato a far sentire il loro peso, producendo le prime vittime. «Se non possiamo lavorare vogliamo almeno i giusti ristori per arrivare fino alla ripartenza, che mi auguro sia a breve», dice Massimiliano Ferraro, gestore di un centro sportivo e rappresentante di Lis (Leghe, impianti sportivi), associazione regionale che da mesi chiede maggior attenzione. «Purtroppo dalla Regione e dall’assessore allo Sport Guido Liris abbiamo ricevuto solo promesse: nel frattempo il settore sciistico è stato aiutato, mentre noi siamo stati dimenticati». Molto arrabbiata, non solo per questo, è Chiara Meucci, atleta con la passione per il judo e proprietaria di una palestra: «Quando ho letto che il governo consentirà l'ingresso di 17mila persone allo stadio Olimpico di Roma per gli Europei di giugno mi sono cadute le braccia», dice sconsolata. «Questa è la fotografia di quanto contiamo noi centri sportivi: poco, molto poco». E aggiunge: «Il tutto è paradossale se si pensa che in palestra, o anche all’aperto, vengono vietate pure le lezioni individuali. E poi si vedono giovani e giovanissimi giocare sulla sabbia o nei parchi. I ristori? Una trappola. Sono studiati per consentire l’accesso a meno persone possibili. Io che sono un’Asd e non ho partita iva sono tagliata fuori. Nel frattempo le bollette arrivano e il mutuo va pagato». Mariagrazia Antonucci, che gestisce una palestra e l'ex piscina comunale, cerca ancora di essere ottimista: «Mi auguro che per maggio si possa ripartire. Siamo chiusi dal 25 ottobre e dopo aver fatto investimenti e lavori, di fatto abbiamo lavorato solo tre mesi. Con noi ci sono oltre 60 collaboratori sportivi che per fortuna hanno avuto accesso al bonus. Ma occorre pensare anche alle società: serve un fondo perduto per la ripartenza e anche l'aiuto degli utenti». Massimo Proterra è stato il meno fortunato: ha aperto la sua palestra h 24 il 9 marzo 2020, per chiudere la sera stessa in seguito al lockdown: «Non poteva andare peggio», dice cercando di sdrammatizzare. «Purtroppo non avendo fatturato non ho avuto nessun ristoro. Per lavorare durante i tre mesi estivi ho dovuto fare tanti interventi di adeguamento, come sanificazione e termoscanner, particolarmente onerosi. Ma non è bastato, da ottobre siamo chiusi». E aggiunge: «Abbiamo bisogno di un piano per la ripartenza, non è possibile pensare di continuare a lavorare a singhiozzo».
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