Palloncini e lanterne per Federica, gli amici: «Eri la migliore di noi»

21 Novembre 2023

L’abbraccio dell’Università alla famiglia della 21enne di Medicina I colleghi: realizzeremo il tuo sogno. Il rettore: non la dimenticheremo

CHIETI. «Nel cielo blu il loro nome, argento fra le stelle. New York, New York». Tra i tanti viaggi e i sogni c’era anche quello di un viaggio all’estero nella grande mela, magari dopo la laurea in Medicina che Federica e il suo fidanzato Francesco avrebbero festeggiato insieme. E magari, mentre si stringevano la mano sul volo, nelle cuffiette avrebbero proprio ascoltato la canzone di Cremonini “La nuova stella di Broadway” che lui le aveva dedicato un anno fa, all’inizio della loro relazione. Su quelle stesse note ieri Francesco Bernava, insieme alla famiglia di Federica e ai compagni del corso di Medicina, ha lasciato volare il suo palloncino bianco in cielo, e così altri cento, nella speranza che potesse raggiungere la sua stella Federica volata in cielo troppo presto. Federica Pia Pizzuto, la 21enne morta venerdì scorso a causa di un frontale con un furgone sulla circonvallazione allo svincolo della Pineta, in direzione Francavilla, è stata ricordata così: dalle lettere lette la mattina davanti al trono del campus di Chieti fino al lancio delle lanterne la sera davanti alle aule di Medicina. Quelle stesse aule dove fino a qualche giorno fa Federica passava le sue ore a studiare per realizzare il sogno del camice bianco e, soprattutto, dove aiutava il prossimo. Perché Federica era così, e lo raccontano bene i suoi amici di corso che, tra lacrime e abbracci, si sono fatti forza e hanno salutato la loro compagna. «Il dolore che abita nel cuore di ognuno di noi oggi è incolmabile», leggono Elena Paciocco e Chiara Bartolomeo, «mai riusciremo a spiegarci perché tutto questo, perché proprio tu. Ripercorrere tutta la strada vissuta fino a oggi ci aiuterà a ricordare che siamo al mondo per lasciare impronte, non cicatrici come hai fatto tu con alcune persone che, in alcuni casi, anche non conoscendo hai omaggiato di un sorriso, quello che sul tuo volto non è mai mancato. Non sarai ricordata per ciò che è successo: sarai ricordata e continuerai a vivere con noi, per la persona modello che sei, per come hai risposto ai colpi della vita». Sul trono del campus dove i neolaureati festeggiano il loro traguardo raggiunto dopo anni di sudori e sacrifici, ieri tra candele e rose c’era la foto di Federica: il suo volto sereno, le labbra che mandano un bacio e le mani che formano un cuore. Poi ancora un altro mazzo di fiori che è arrivato dal rettore Liborio Stuppia. «Noi siamo una comunità», dice, «e se la comunità a sua volta rimane coesa come un unico organismo, tragedie come queste ci ricordano la bellezza della vita e allora la nostra amica, la nostra figlia, rimarrà viva e continuerà a girare in questo campus. Non la dimenticheremo mai e la sentiremo in tutti i momenti della vita universitaria».
Il sogno del camice, un futuro nelle corsie di un ospedale per aiutare gli altri, così come Federica faceva già con i suoi amici in università. «Abbiamo perso la migliore di noi», dice la sua compagna Roberta Valerio, «una studentessa brillante, un’amica vera, una figlia esemplare, una compagna di vita unica. Sarebbe stata un grande medico e noi, tutti quanti insieme, realizzeremo il suo sogno». Da oggi quindi sacrifici e studio saranno meno pesanti perché c’è uno sprono in più: quello di realizzare il sogno nel cassetto della loro compagna che il fato ha voluto togliere al mondo troppo presto.
«Bambina mia», si commuove mamma Lucia Capraro, abbracciata dal marito Giuseppe Pizzuto e dalla figlia Giulia, «non doveva finire così, non è giusto». Una tragedia che non riesce a quietare gli animi, ma che forse può lasciare uno spunto. E lo ha detto bene il giovane Francesco nella lettera che dedica alla sua stella. «Mi rivolgo in primis a tutti i miei colleghi di medicina, ma anche a tutti quelli che un giorno diventeranno operatori sanitari», dice, «in quelle ore buie in cui ero sul luogo dell’incidente vicino a Federica, ero in preda al dolore, in un turbinio di emozioni fortissime, ma nonostante tutto non mi sono sentito abbandonato. I membri del 118, i vigili del fuoco, i vigili urbani mi hanno mostrato grande empatia. In una situazione del genere, anche un sorriso, una parola di incoraggiamento, un gesto gentile possono fare la differenza. Non dobbiamo dimenticare che il lavoro del medico, quello che abbiamo scelto per il nostro futuro, è una missione e non va fatto né per la ricerca di prestigio né per denaro. Dobbiamo farci carico della sofferenza delle persone senza dimenticare che chi abbiamo di fronte non è un oggetto impersonale, ma un essere umano come noi, che sta vivendo un momento difficile, traumatico e magari è spaventato, in ansia, si sente fragile e solo». Francesco, anche lui aspirante medico, non dimenticherà mai Federica, «l’amore della sua vita». Quell’amore puro e genuino che, anche nel buio della morte, gli ha fatto un regalo. «Ho capito che voglio iniziare un corso per fare il soccorritore», conclude il fidanzato.