Palpeggiò un 16enne per strada, trans condannata

Il tribunale di Pescara
Un anno e 4 mesi alla persona che aveva fermato il minore in via Firenze con la scusa di un’informazione
PESCARA. Finisce con una condanna a 1 anno e 4 mesi quel palpeggiamento ai danni di un ragazzo di appena 16 anni da parte di una trans colombiana di 61 anni (difesa dall’avvocato Eugenio Sebastiani Croce). Lo ha deciso il collegio, che ha anche condannato l’imputato a risarcire 1.500 euro alla parte civile (ragazzo e madre), assistita dall’avvocata Gianna Giannini, concedendogli la sospensione della pena subordinata però alla partecipazione a un programma di riabilitazione. L’imputata aveva fermato il ragazzo per chiedergli un’informazione stradale: cercava un numero civico nella centralissima via Firenze, ancora piena di passanti e clienti seduti ai tavolini dei bar.
Mentre il sedicenne stava visionando il suo cellulare proprio per fornire l’informazione richiesta, la trans, con un gesto improvviso, gli metteva le mani nelle parti intime dicendogli, “sì, controllare, controllare”, scatenando la reazione del ragazzo che allontanava la donna e faceva subito rientro a casa, nelle vicinanze, dove riferiva tutto alla madre. Quest’ultima si recava in strada proprio alla ricerca di quella donna che il figlio le aveva descritto nei minimi particolari, dettagliando gli abiti che indossava e anche la corporatura piuttosto robusta e affermando, fra l’altro, di aver capito subito che si trattava di un transessuale.
Una volta rintracciata nelle vicinanze di casa, in corso Vittorio Emanuele, avvertiva la polizia che in brevissimo tempo giungeva sul posto e bloccava la trans mentre sopraggiungeva anche il minore che la riconosceva senza ombra di dubbio. Ieri, davanti al collegio, quest’ultima è stata sottoposta all’esame e ha negato tutto, sostenendo che il ragazzo, cui si era rivolta, era già agitato quando gli chiese quell’informazione stradale, secondo lei, perché era in ritardo (era da poco passata la mezzanotte del 5 luglio dello scorso anno) e la madre lo avrebbe sgridato una volta tornato a casa: una deduzione fatta nell’arco di quei brevissimi attimi passati dalla richiesta del numero civico di via Firenze, al palpeggiamento del malcapitato sedicenne. L'imputata aveva un solo precedente a carico, in materia di immigrazione.
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