Panara, da Tienanmen a Insieme

Il giornalista teatino che raccontò la rivolta degli studenti a Pechino
CHIETI. Da piazza Tienanmen alla politica. E’ partita la campagna elettorale di Marco Panara, il giornalista teatino che da inviato raccontò la rivolta degli studenti cinesi, ora candidato di “Insieme”, il cartello elettorale di centrosinistra composto da Psi, Verdi e Area civica.
Un impegno che Panara, 63 anni, ha preso dopo essere andato in pensione, e dopo essere stato giornalista di punta de La Repubblica, per la quale è stato prima inviato in Estremo Oriente, con base a Tokyo, e poi responsabile delle pagine di economia. Esperienze, in aggiunta a due libri scritti per i tipi di Laterza (“La malattia dell’Occidente. Perché il lavoro non vale più” e “Nomenklatura. Chi comanda davvero in Italia”), che farà pesare nella campagna elettorale, per le elezioni politiche in cui Panara si propone aspirando a un seggio alla Camera dei deputati, nel riparto proporzionale.
Panara, perché si è candidato con Insieme?
«Il motivo principale è quello per cui è nato Insieme. Dunque, perché nel centrosinistra c’è uno spazio politico molto grande che non si identifica né in Renzi, né in Liberi e uguali. Insieme vuole che sia il centrosinistra a vincere, ma si presenta come un centrosinistra più corale e non diviso come lo è stato negli ultimi anni. E la nostra non sarà una presenza di testimonianza, ma di governo, e siamo sia contro le destre, sia contro il populismo».
Visti i suoi trascorsi con le pagine economiche de la Repubblica, come vede questo settore in Abruzzo?
«L’Abruzzo è quasi perfettamente mediano, non solo geograficamente, ma anche da un punto di vista economico, tra Nord e Sud. Penso, per esempio, ai dati relativi all’esportazione, oppure a quelli sulla disoccupazione.
Ma poi vedo anche che l’agricoltura è di grandissima qualità. E poi il turismo. Il tessuto industriale è di grande valore, a partire da quello della Val di Sangro. Ora si dovrà sviluppare un’industria nuova, con le start up. Il potenziale dell’Abruzzo è molto elevato ed è di qualità.
Che ricordi ha delle esperienze professionali vissute in Estremo Oriente, a partire dai fatti di piazza Tienanmen, a Pechino, nel giugno 1989?
«Sono stato da quelle parti dal 1988 al 1993 e quello fu, mi riferisco alla Cina, uno di quei passaggi in cui un paese comincia a cambiare pelle. La Cina era una superpotenza nell’immaginario, ma non nel reale. Oggi invece lo è di più ed è il secondo paese più industrializzato al mondo, con un’influenza sulla nostra vita. Possiamo dire che la Via della Seta è un progetto vero, con l’Italia porta d’accesso, per il quale hanno investito centinaia di miliardi. Per questo bisognerà anche riflettere su una possibile contaminazione culturale».
Cosa prevede per la prossima legislatura italiana?
«È facile prevedere che non sia stabile e potrà essere breve. Se così sarà, si potrà fare un governo delle larghe intese, ma solo per una nuova legge elettorale. Non sono favorevole alle larghe intese per un governo di lunga durata. Noi non siamo la Germania».
Vito de Luca

