«Panino da casa, regole rigide» Centinaia di genitori in rivolta

8 Ottobre 2018

Le famiglie faticano a rispettare le disposizioni della Asl e chiedono «flessibilità» alle istituzioni «I nostri figli non possono mangiare solo panini e pizzette, non è un’alimentazione corretta»

PESCARA. Un panino con la cotoletta, una lasagnetta e una insalata di riso sono cibi più gustosi di una focaccia col prosciutto o una pizzetta al pomodoro da ingurgitare in classe tutti i giorni, fino al 22 ottobre, data prevista salvo cambiamenti dell’ultima ora, dell’avvio del nuovo servizio mensa nelle scuole comunali.
«I bambini non possono nutrirsi solo di panini per giorni e settimane. Hanno bisogno di variare i cibi per un corretto apporto nutrizionale»: cuore di mamma e papà sanguina. Per queste ragioni, una nutrita schiera di genitori, in questi giorni, sta disattendendo le disposizioni della Asl in materia di farciture delle “seconde merende” (il pasto di mezzogiorno) da consumare nel refettorio scolastico.
Sono gli stessi genitori che nel frattempo stanno provvedendo a effettuare le iscrizioni per usufruire della refezione della Serenissima, la nuova ditta appaltatrice del servizio mensa nelle scuole municipali. Negli ultimi giorni, nei sistemi informatici del Comune, sono convogliate oltre 1500 iscrizioni. Nell’attesa del tempo pieno con la mensa, si va avanti lo stesso col tempo pieno, ma a pranzo si consumano panini e pizzette sulla scia di quanto disposto da un documento (protocollo 75412 del 27 settembre) del Dipartimento di prevenzione servizio igiene, secondo il quale i cibi concessi a scuola in questo periodo sono «salumi e formaggi stagionati, focaccia, pizzette rosse e bianche senza particolari farciture, pane bianco e integrale, pasticceria secca, frutta, succo di frutta o mousse, carote o finocchi». Tutto il resto è vietato. Ma è su quel “tutto il resto” che si concentra l’attenzione delle famiglie che chiedono «flessibilità» alle istituzioni scolastiche per il «bene dei nostri figli».
Conferma lo sgarro alimentare, l’avvocato Paolo Nardella, papà di un bimbo rimasto intossicato nel giugno scorso che rappresenta le istanze legali di un centinaio di genitori coinvolti nello scandalo della caciotta avariata: «Sì, siamo in tanti a permettere, non tutti i giorni ma ogni tanto ai nostri figli di mangiare a scuola un panino con la cotoletta o una insalata di riso per garantire ai bimbi una dieta più equilibrata in attesa della mensa. Comprendiamo anche il disagio dei dirigenti scolastici che ci chiedono di rispettare le regole, ma alle istituzioni chiediamo di essere flessibili e accordarci di tanto in tanto un pasto al di fuori delle regole. Altrimenti, saremo costretti a revocare le liberatorie per annullare le condizioni attuali e chiedere la sospensione del tempo pieno». Sottolinea, Nardella, che le famiglie ribelli non intendono andare allo scontro: «Assolutamente no, a tutela soprattutto dei genitori che hanno bisogno del tempo pieno per motivi di lavoro».
Di opinione diametralmente opposta è Claudio Cretarola, agricoltore a Città Sant’Angelo e presidente del comitato di genitori “Noi a mensa” (200 iscritti, oltre 300 bambini) che sulla questione non transige: «Le disposizioni della Asl e la circolare del 3 marzo 2017 del Miur devono essere la Bibbia per i genitori che sono tenuti a rispettare le regole. Ai miei figli faccio portare a scuola panino col prosciutto, succhi e carote, fino al 22 ottobre. Non possiamo permetterci la sospensione del tempo pieno per cui tanto abbiamo lottato».
Cretarola solleva un’altra questione che riguarda “il regolamento per la fruizione del pasto domestico a scuola” approvato dai vari consigli di istituti. In esso si legge che «i genitori interessati all’opzione del pasto sostitutivo, alternativo alla refezione, devono procedere alla compilazione e all’invio della liberatoria entro il prossimo 9 ottobre».
Su questo passaggio, il presidente di “Noi a mensa” dissente: «Ci obbligano a decidere tassativamente entro quella data. Ma perché la comunicazione non può essere effettuata successivamente, considerato che la mensa non partirà prima del 22 e che le iscrizioni andranno avanti fino al 31? Alcune famiglie sono ancora in fase di riflessione».