Pannelli solari e pale eoliche: «I Comuni vanno remunerati»

Scaduta ieri la fase di consultazione della Regione che deve localizzare gli impianti entro l’anno La prima associazione che fa sentire la propria voce è l’Ali, ecco il documento con le indicazioni
L’AQUILA. Pannelli fotovoltaici e pale eoliche da localizzare entro il 2024: il termine delle consultazioni è scaduto ieri. L’Ali, l’associazione delle autonomie locali italiane, è la prima a far sentire la voce dei Comuni con un documento inviato alla Regione cui spetta il difficile compito della mappatura delle aree idonee all’installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile.
Trovare la quadra non sarà facile, per di più il tempo rimasto è davvero esiguo: poco più di cento giorni.
«Privilegiare, per gli impianti di grandi dimensioni, le zone classificate come destinate agli insediamenti produttivi, agricole e per i servizi, con le dovute misure di salvaguardia che tengano in dovuta considerazione il contesto. Prevedere forme di compensazione per le comunità locali». Sono le principali indicazioni contenute nel documento predisposto da Ali Abruzzo.
«Riteniamo», scrive Alessandro Paglia, direttore dell’associazione, «che gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili debbano essere ubicati in via prioritaria in zone classificate come D, E ed F dai vigenti piani urbanistici (insediamenti produttivi, agricole e servizi). Nelle zone A, B e C (centri storici e aree residenziali) si ritiene utile ammettere esclusivamente impianti di piccolo taglio (massimo 1 mega watt) finalizzati ad autoconsumo e/o creazione di comunità energetiche sostenibili e rinnovabili».
Inoltre nelle zone agricole, si legge nel documento, «la realizzazione di tutti gli impianti di qualsiasi potenza nominale, dovrebbe essere subordinata al rispetto e all’attuazione di misure di salvaguardia e mitigazione», tra cui quelle che prevedono che «le infrastrutture (cabine elettriche, etc.), la viabilità e gli accessi indispensabili alla costruzione e all'esercizio dell'impianto, dovranno essere esclusivamente quelle strettamente necessarie al funzionamento dell'impianto stesso e a tale scopo dimensionate», e che «cavidotti ed elettrodotti dovranno essere, per quanto tecnicamente possibile, interrati».
Secondo Ali Abruzzo inoltre «nell'ubicazione si dovrà tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale. E i progetti devono rispettare le specificità territoriali, essere armonici con il contesto e adottare le soluzioni tecniche adeguate per ridurre al minimo situazioni negative di qualsiasi natura».
Ali quindi boccia la possibilità di presentare più progetti per un unico sito e propone la definizione di meccanismi di dibattito pubblico e di coinvolgimento dei territori nella fase preliminare di progettazione.
Per l’associazione di Comuni «si ritiene che debba essere data la priorità alle aree industriali dismesse, per limitare il più possibile l’impatto paesaggistico. Anche l’utilizzo dell’agrivoltaico (vedi la foto a sinistra, ndr), ove adeguatamente progettato e realizzato, rappresenta un’alternativa valida in grado di garantire la produttività dei terreni e il raggiungimento delle finalità di transizione energetica».
Infine Ali Abruzzo propone «forme adeguate di compensazione territoriale, che forniscano benefici tangibili e continuati nel tempo alle comunità locali. Prendendo a modello quanto già avviene per gli impianti idroelettrici», conclude il direttore Paglia, «si pone la necessità di definire delle royalties adeguate a beneficio dei Comuni, e di individuare forme nuove di compensazione a favore delle comunità». (l.c.)

