Paola, malata di Sla: fatemi uscire di casa, serve un montascale

5 Marzo 2020

Appello della giornalista, residente vicino alla basilica dei Colli La Regione ha stanziato 4mila euro, ma ne occorrono altri 3mila 

PESCARA. La Sla tiene prigioniero il suo corpo da sei anni. Le barriere architettoniche del palazzo dove Paola Mastrangelo vive, ai Colli, la tengono reclusa in casa per giorni, settimane, mesi. E molto spesso a letto. Un montascale le consentirebbe uscite agevoli dall'abitazione che ha voluto quando ancora stava bene e che non vuole abbandonare, ora che la malattia non le dà tregua. Ma è necessario fare dei lavori all'interno del palazzo di Strada Vecchia della Madonna, vicino la basilica. I fondi ci sono, 4000 euro, aiuto della Regione in virtù di leggi speciali per i portatori di disabilità.
Ma non bastano. Servono altri 3000 euro, secondo un preventivo fatto preparare dai tecnici. Occorre, dunque, l'aiuto dei condomini, 14 famiglie. Si appella alla loro sensibilità, la Mastrangelo, 59 anni, giornalista ed ex docente, affinché diano tutti parere favorevole e concedano un piccolo contributo per avviare gli interventi per installare un montascale. Paola comunica col mondo attraverso il puntatore oculare e a fine giornata le bruciano gli occhi, stanchi da tanto roteare da una vocale all'altra, da una consonante all'altra. Vive «paralizzata» su una sedia a rotelle e «attaccata alle macchine per poter respirare e alimentarmi». I suoi arti non rispondono più ai comandi a causa della malattia, la testa sorretta da una fascia di pelle per tenerla su. Può uscire di casa raramente, l'ultima volta è stato quasi un mese fa, ma solo quando gli amici più stretti, i familiari e i volontari della Misericordia, fanno quadrato intorno a lei e la aiutano a varcare la soglia al terzo piano dell'abitazione di Strada vecchia della Madonna, ai Colli, per accompagnarla al mare o allo stadio, lei tifosa del Pescara. Seduta sulla carrozzella, per entrare nello strettissimo ascensore «mi devono contorcere e togliere pedali e poggiatesta». In alternativa ci sarebbero 60 scale da scendere, portata in braccio e poggiata su un asse di legno. Giunta al pianterreno, altre sei scale l'attendono dove attualmente c' è una passerella di legno e dove lei vorrebbe venisse installato un montascale per rendere più agevoli le sue uscite e i suoi rientri a casa. Una volta oltrepassato il portone di casa, deve restare in bilico con la carrozzella lungo un corridoio di cemento delimitato da fioriere, passaggio obbligato per raggiungere il cancello d'ingresso. «È difficile immedesimarsi nella mia condizione», scrive Paola sul puntatore, «e nelle mie sofferenze, ma immaginate cosa possa significare per me uscire e vedere il mare, sentire il tepore del sole e l'aria sul viso, rivedere luoghi della mia città quando si è costretti a vivere non solo in un corpo paralizzato, ma anche in un palazzo pieno di barriere».