Paolo Russo, dal tango alle colonne sonore con Pescara nel cuore

Il bandoneonista abruzzese autore di “Fellini goes jazz” si prepara a tre giorni di concerti in Danimarca
di Marinica Rivolta
Quando lo si vede posare con l’inseparabile sigaretta, avviata da un accendino sul quale troneggiano la scritta “Pescara” e il gagliardetto dell’amata squadra, si capisce immediatamente quanto Paolo Russo sia legato alla sua città, ma si capisce anche di aver davanti uno dei rari esemplari di artista che sanno ancora non prendersi troppo sul serio. Musicista e compositore internazionale, si divide tra Copenaghen (città nella quale vive) e Buenos Aires, doppia laurea (al Conservatorio Luisa d’Annunzio di Pescara e al Rytmisk Musikkonservatorium di Copenaghen), doppia anima (quella di pianista e di bandoneonista), stregato dal tango e da sua moglie, la cantante Katrine Krog Russo, nonostante i tanti anni lontano da casa non perde il gusto di rispondere a chi gli chiede «Quali sono i prossimi progetti?», «Una frega di roba…», per poi scoppiare in una fragorosa risata. La sua musica in più occasioni è stata definita “filmica”, e lui, incuriosito da questa denominazione, non si è lasciato scappare l’occasione del nuovo album per immergersi nel cinema che più ama, quello di Federico Fellini, il cui profeta musicale è senza dubbio Nino Rota, e, allora, ecco il musicista pescarese cimentarsi, con il suo quintetto, in otto rifacimenti jazz delle colonne sonore del grande compositore milanese, per un lavoro intitolato “Fellini goes jazz” (anche la copertina è disegnata da Russo).
«Mi sento molto vicino alla maniera di Fellini di presentare le storie, altrettanto vicino a Nino Rota e al suo stile», rivela Paolo Russo, «vivo da sempre tra l’influenza musicale italiana, quella del jazz nordico e quella argentina; le sonorità dell’album sono frutto di tutto questo. Tanti hanno rielaborato queste colonne sonore, ma, ogni volta, la musica era sempre subordinata alle immagini, stavolta prima di tutto c’è lei e cinque musicisti, cinque anime che stanno suonando». Il tributo alla musica dei grandi film italiani abbraccia capolavori come “Amarcord”, “La dolce vita” e “8 e ½”, con incursioni in un masterpiece internazionale come “Il Padrino” di Francis Ford Coppola, le cui musiche sono sempre firmate da Rota. “La passerella d’addio” di “8 e ½” nelle mani di Paolo Russo diventa più fresca, leggera, ricorda il circo e, intramezzata da pause lunghe, quasi “di raccoglimento”, sfocia a tratti in qualcosa di orientale per concludersi nella tipica improvvisazione jazzistica; c’è anche “Le manine di Primavera”, trasformatasi in tango brioso, o il “Main theme” del Padrino che acquista sensualità e disinvoltura allo stesso tempo, divenendo più articolato. Il tutto si chiude con il celebre “The Godfather waltz”, lento, solenne, con una memorabile fisarmonica. Insieme a Russo (al piano e al bandoneon), ci sono Nico Gori al clarinetto, Emanuele Cisi al sassofono, Francesco Calì alla fisarmonica e Jasper Bodilsen al contrabbasso, il quintetto si esibirà in Danimarca il 10, l’11 e il 12 aprile a promozione del nuovo lavoro, per poi cimentarsi nelle date internazionali. Russo ricorda la sua infanzia pescarese con nostalgia: «A tre anni ini. ziai a suonare la fisarmonica, a 9 il piano, nella mia città mi seguì Chiara Tiboni, poi Rachele Marchegiani, tutto questo fino a luglio del 1993, quando, dopo cinque anni di architettura, sentii forte il richiamo della musica e di Copenaghen, che avevo sempre immaginato da piccolino: partii, ed iniziò tutto. Dell’Abruzzo mi manca la sincerità dell’espressione, l’aria, i primi bagni, forse è per questo che, anche qui, cerco il mare e, quando ho tempo, mi bastano dieci minuti per raggiungerlo e sentire la mia città».

