Papa ai leader: «L’Unione non sia soltanto regole»

25 Marzo 2017

Il pontefice lancia un appello alla solidarietà: «Populismo figlio dell’egoismo» Il premier Gentiloni aprirà oggi la cerimonia: «Ora uniti per ritrovare lo slancio»

ROMA. «L’Europa ritrova speranza nella solidarietà, il più efficace antidoto ai moderni populismi». Parole che non lasciano spazio a dubbi quelle pronunciate ieri da papa Francesco davanti ai 27 capi di Stato e di governo che, insieme ai rappresentanti della Ue, sono arrivati a Roma per i 60 anni dei Trattati che fondarono la comunità europea. Lui, argentino, è tornato a parlare del continente al quale guarda tutto il mondo e che gli è caro, anche per le sue origini familiari. Nella sala regia del Palazzo Apostolico, accanto alla cappella Sistina, il Papa ha parlato a lungo dell’Europa che deve ritrovare la speranza lasciandosi alle spalle i muri e le dure regole della finanza. Prima della Dichiarazione che oggi sarà firmata in Campidoglio e che sancirà l’avvio della nuova Europa, “unita” ma “a due velocità”, sono state le parole di Bergoglio a rilanciare al mondo l’importanza dell’Unione, definita «famiglia di popoli» nella «consapevolezza di essere parte di un solo corpo». «E se un membro soffre, tutti soffrono» ha detto il pontefice riferendosi all’attentato di Londra. Perché «la solidarietà non è un buon proposito, ma è caratterizzata da fatti e gesti concreti». Un discorso quello di Francesco, pronunciato davanti ai rappresentanti delle istituzioni europee, da Federica Mogherini ad Antonio Tajani a Jean-Claude Juncker. Accanto a loro Paolo Gentiloni per la prima volta in Vaticano in veste di premier, con il ministro degli Esteri, Alfano. E davanti ai padri fondatori dell’Europa, le parole del pontefice sono risuonate chiare. Ritornare a Roma sessant’anni dopo «non può essere un viaggio nei ricordi, quanto piuttosto il desiderio di riscoprire la memoria vivente di quell’evento». Alla fine i saluti, quellipiù calorosi con Juncker e Merkel, un abbraccio con Hollande mentre è stato con Tsipras il colloquio più lungo. Stamattina gli occhi sono puntati sul Campidoglio dove i 27 firmeranno la Dichiarazione di Roma. Il testo dovrebbe essere firmato da tutti, anche dalla Polonia. Manca solo la Grecia a sciogliere la riserva, ma Juncker è convinto che alla fine Tsipras firmerà. E ieri a Palazzo Chigi, nel susseguirsi di eventi che hanno preceduto la cerimonia in Campidoglio, Gentiloni ha difeso il modello di welfare europeo. «L’Europa del futuro deve ripartire dal lavoro». Poi nel pomeriggio ha esortato i parttener europei: «I trattati di Roma segnarono l’inizio di un percorso che non si è fermato: oggi abbiamo il dovere di ritrovare lo slancio e soluzioni comuni».