Parco Di Cocco, puzza e degrado E a basket si gioca senza canestro

17 Dicembre 2019

Spazzatura all’ingresso, attrezzature per i bimbi rotte e pericolose, area cani piena di escrementi Proteste dei cittadini: panchine ridotte a scheletri, fontanelle a secco, siringhe e profilattici sul terreno

PESCARA. E' scomparso da due mesi il canestro nel campetto di basket nel parco dell'ex caserma Di Cocco. E non è mai stato sostituito con uno nuovo. Il piccolo Simone, 6 anni, di Pescara lancia la palla in aria, ma si schianta contro la parete liscia della piantana regolabile.
Gli rimane il canestro funzionante dall'altra parte del campo, ma se lo deve contendere con i tanti giocatori, ragazzi e adulti, campioncini, che affollano il rettangolo verde a tutte le ore del giorno. Poi, il bimbo, con il ditino, indica le crepe sul pavimento del campo, gli spalti con i seggiolini bucati. La madre, Nadia, lo segue amorevolmente. Ha timore che il bambino, giocando, si faccia male.
E indica, preoccupata, lo scheletro che rimane di una panchina, lo squarcio nella recinzione, la fontanella a secco col fogliame inumidito nella pozza, la centralina dell'illuminazione con lo sportello aperto e privo di ogni norma di sicurezza.
«Ho scritto al Comune a inizio mese», rivela la signora Nadia in dolce attesa mentre mostra il messaggio sul telefonino, «per lanciare un allarme su queste pericolosità con allegata la richiesta di un canestro, che si è staccato e poi è scomparso da ottobre, ma a parte un “ce ne occuperemo“, non è accaduto nulla. Nel frattempo, quando posso, porto da casa un canestro removibile da utilizzare quando il campo è pieno di giocatori e non c'è posto per tutti».
All'ingresso di via Di Virgilio, i bagni chimici sono una cloaca. Il water si staglia su una pozza di acqua putrida e puzzolente. Una visione da terzo mondo. Accanto, sulla destra, l'area di sgambettamento cani: Francesco accompagna il suo cucciolo e si lamenta per i miasmi insopportabili di escrementi e sporcizia.
Sulla sinistra tanti papà e mamme con lo sguardo inchiodati sui figli che volteggiano dall' altalena al cavalluccio, alla corda simile a quella delle seggiovie: «Questo parco è bellissimo», annotano Guido D'Argenzio e Riccardo Agostinelli, due genitori pescaresi, «ma ci sono pochi giochi e alcuni sono rotti. Ce ne vorrebbero altri, più accentrati e non posizionati in maniera dispersiva e nelle zone d'ombre, dove d'inverno è impossibile stare per il freddo». I genitori fanno comunque fanno notare «quanto siamo fortunati ad avere questa area verde nel cuore della città: solo che dovrebbe essere un po’ più curata».
Contro i muri di recinzione dello storico parco scarabocchiati dai writer all'interno e all'esterno, c'è un girello ripiegato su stesso. Gloria Rusiello, baby sitter ventenne, rintraccia con attenzione i giochi rotti: «Sono pericolosi e il mio lavoro di assistenza ai bambini comporta tante responsabilità, tra cui anche controllare i giochini e che il terreno sia privo di siringhe: ne ho trovate tantissime, così come i profilattici». Dall'ingresso di viale Pindaro si accede su un'area transennata con un cartello appiccicato a un palo con il nastro adesivo che recita: «Attenzione, vietato l'accesso per caduta alberi».
Dietro la recinzione, quindi, nell'area vietata all'accesso, c'è un giovane che si rilassa sulla panchina posizionata nella zona interdetta. Infine, l'ingresso di via dei Pretuzi di domenica mattina, quando il parco si affolla lentamente, è invaso dalla spazzatura.
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