Parisi (Nobel): dobbiamo trattenere i nostri talenti

17 Febbraio 2022

Lo scienziato chiede misure anti-trust: vanno selezionati i progetti migliori Non si può far dipendere l’acquisto dei reagenti a seconda di chi vince le elezioni

L’AQUILA. La vera star ieri mattina ai Laboratori del Gran Sasso è stato lui, Giorgio Parisi, 73 anni premio Nobel per la fisica nel 2021 per i suoi studi sui sistemi complessi. È stato fianco a fianco del presidente del Consiglio, Mario Draghi, sia nella visita ai laboratori sotterranei e sia nella cerimonia ufficiale nella sala Fermi. Draghi nel suo intervento lo ha elogiato senza mezzi termini: «Sono particolarmente felice di aver visitato i Laboratori con Giorgio Parisi, che ringrazio. In mezzo secolo di carriera, il professor Parisi ha rappresentato le virtù della scienza: il genio della scoperta, la dedizione alla ricerca, la generosità verso gli allievi e verso la società. Il suo lavoro pionieristico ha aperto nuove vie nei campi della cromodinamica quantistica e dello studio dei sistemi disordinati complessi. Il Premio Nobel lo pone di diritto accanto ai grandi scienziati italiani, come Camillo Golgi, Guglielmo Marconi, Enrico Fermi, Emilio Segrè, Giulio Natta, Renato Dulbecco, Carlo Rubbia e Rita Levi-Montalcini, di cui quest'anno ricorrono i dieci anni dalla scomparsa».
Parisi dal canto suo ha fatto un intervento su come la politica deve rapportarsi alla scienza. La sostanza del suo ragionamento è che la ricerca deve avere certamente i fondi, ma li deve avere in maniera costante perché gli scienziati hanno bisogno di certezze per poter programmare negli anni e ottenere risultati. «Con il Piano nazionale ripresa e resilienza», ha sottolineato Parisi, «ci saranno grandi investimenti in ricerca e sviluppo ed è essenziale selezionare i progetti migliori. Entro fine mese usciranno i bandi per i partenariati ed è importante che siano scritti con grande attenzione e che nei bandi ci siano le sufficienti misure antitrust. È importante investire nel capitale umano visto che l'Italia ha sofferto di una emorragia di talenti verso l'estero. E senza una compensazione in entrata». Il Nobel ha continuato: «Col Pnrr la tendenza rispetto agli anni passati si è invertita, si investono molte risorse nella ricerca. Ma che succederà dopo il Pnrr e quando dovremo ripagare il debito? Come continuerà la ricerca? Le risposte a queste domande sono fondamentali perché è necessaria la regolarità nel finanziamento altrimenti è difficile trattenere i nostri giovani talenti se non si sa, per esempio, se si possono o no acquistare i reagenti per la ricerca a seconda di chi vince le elezioni. C’è la necessità di piani di finanziamenti minimi, almeno a 7 anni, per programmare. L'attuale situazione politica può rendere possibile l'approvazione a larga maggioranza del Parlamento di un programma minimo per governare il futuro della scienza e dei ricercatori con serenità. Investendo nei prossimi cinque anni cinque miliardi di euro raggiungeremo la Francia di adesso. E poi per incentivare i giovani bisogna investire fin dai licei» ha concluso. (g.p.)