Parla Sala, ricercatore pescarese che studia la proteina anti-cancro

Intervista al professore della D’Annunzio che lavora a un ambizioso progetto per la prevenzione Ecco i suoi consigli di base: «Niente fumo e abuso di alcol ed evitare una vita troppo sedentaria»
Dallo scorso anno lavora ad un ambizioso progetto sostenuto dall'Associazione nazionale contro la ricerca sul cancro. Gianluca Sala, pescarese, ricercatore e professore associato di biochimica all'Università D’Annunzio, sta studiando una particolare proteina, identificata come "Gal3bp", che viene prodotta in modo eccessivo dalle cellule tumorali e messa in circolo nell'organismo.
L'obiettivo è quello di sviluppare una terapia "a bersaglio molecolare". In altre parole, sfruttare la presenza di questa proteina per agire sul tumore con un farmaco chemioterapico molto più potente rispetto a quelli tradizionali. Lo studio è stato scelto, in Abruzzo, dall'Airc che ne finanzia la ricerca.
La ricerca, partita lo scorso anno, ha già dato risultati significativi per una possibile applicazione clinica?
Il nostro progetto ha come finalità principale quella di verificare le potenzialità terapeutiche di una serie di farmaci che stiamo sviluppando a livello pre-clinico, nel nostro laboratorio. Farmaci che appartengono alla classe degli immunoconiugati: molecole "intelligenti" costituite principalmente da anticorpi monoclonali in grado di riconoscere, in modo selettivo, le cellule cancerose. Agli anticorpi vengono legati clinicamente potenti agenti antitumorali in grado di eliminare efficacemente le cellule maligne. Questo approccio terapeutico può essere considerato come una particolare chemioterapia mirata, che punta ad ottenere la massima attività curativa minimizzando gli effetti collaterali.
Quella che si definisce terapia di precisione?
Sì. Poiché la proteina prodotta dalle cellule tumorali si può ritrovare anche nel sangue, è possibile utilizzarla come "bio- marker", una sorta di rilevatore della malattia, e sfruttarla nell'ottica di una diagnosi precoce del cancro e del follow-up ovvero di un'eventuale ripresa dello sviluppo della malattia. Studi clinici hanno già dimostrato che questa proteina promuove la crescita e la disseminazione del tumore.
Nei modelli animali, in fase di studio pre-clinico, che tipo di reazione avete ottenuto?
È stato dimostrato come sia possibile curare un tipo aggressivo di carcinoma della mammella caratterizzato dalla iper-espressione del recettore Her-2. Come anche una significativa attività terapeutica nel melanoma. I risultati fin qui ottenuti incoraggiano ulteriori fasi di sviluppo e auspicano la disponibilità di investimenti necessari a portare il composto alla sperimentazione clinica sull’uomo.
La campagna Airc coniuga alla ricerca la prevenzione con l'ingresso nelle scuole.
La ricerca è fondamentale per combattere il cancro. E i numeri lo dimostrano. Airc, ogni anno, dà vita a una vera e propria mobilitazione per presentare le sfide nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura del cancro e raccogliere fondi a sostegno della più meritevole ricerca oncologica. L'approccio con gli studenti consente di sensibilizzare anche le giovani generazioni alla prevenzione del tumore attraverso corretti stili di vita. Non va dimenticato che il 40% dei tumori è ascrivibile ad abitudini errate. Una corretta alimentazione e un costante esercizio fisico possono fare la differenza nell'insorgenza del cancro.
Quali sono, invece, i maggiori fattori di rischio a cui prestare attenzione?
In primo luogo il fumo e l'abuso di alcool che hanno un'incidenza in tutti i tipi di tumore. È importante, inoltre, evitare una vita sedentaria e restare attivi, come anche attenersi ad un'esposizione corretta ai raggi solari, con un'adeguata protezione, per quanto riguarda i tumori della pelle. Lo scorso anno sono stati registrati 390.700 nuovi casi di cancro in Italia.
I casi cancro sono in aumento?
Crescono le diagnosi perché si allunga l'età media e aumenta l'invecchiamento della popolazione, ma anche la sopravvivenza alle patologie tumorali mostra segnali positivi. Una diagnosi precoce, screening costanti e un corretto stile di vita aumentano di molto le possibilità di sopravvivenza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

