Parla Virginia, l’unica superstite
Aveva 7 anni: fu colpita cinque volte ma si salvò sotto il corpo della mamma
ROCCARASO. A distanza di 75 anni porta ancora sul corpo i segni e le ferite di quella terribile giornata in cui venne sterminata la sua famiglia e un’intera comunità: in tutto 128 persone, in gran parte donne e bambini, ammazzati dalla furia tedesca durante una rappresaglia nelle campagne di Pietransieri, nel bosco dei Limmari.
Cinque buchi che porta al braccio, al petto e alle gambe, ricordo indelebile dell’unica superstite di quella che fu una delle più atroci stragi tedesche della Seconda Guerra Mondiale.
Il 21 novembre del 1943, Virginia Macerelli aveva solo sette anni quando, pur ferita dai colpi e dalle schegge, riuscì a salvarsi protetta dal corpo e dallo scialle della madre giustiziata dai tedeschi sotto i suoi occhi. Rimase in quella posizione per due giorni e due notti, fino a quando fu trovata da due donne che andavano rovistando tra i corpi alla ricerca di oggetti preziosi e denaro da portare via. Ieri era in prima nella sala consiliare del comune di Roccaraso, ad ascoltare gli interventi dei presenti al convegno sull’Eccidio di Pietransieri, voluto e organizzato dal sindaco di Roccaraso, Francesco Di Donato. A distanza di 75 anni il ricordo è ancora vivo. «Provo dolore, dispiacere e rabbia. Avevo la famiglia, una famiglia che non ho più. I tedeschi me l’hanno ammazzata. Avevo quattro fratelli, una sorella e mia madre, che non mi ridarà più nessuno. Pure se fanno questo e fanno quello, il sangue e la vita dei miei fratelli non me li daranno nessuno. Questo è quello che mi sento di dire oggi». Davanti alla possibilità di un risarcimento dopo il ricorso presentato dall’avvocato Lucio Olivieri, incaricato dal Comune di seguire il caso, e dopo la rivoluzionaria ordinanza del giudice del tribunale di Sulmona Giovanna Bilò che condanna la Germania a risarcire i parenti delle vittime di quella terribile strage, Virginia Macerelli afferma che nessuno risarcimento riuscirà a lenire il dolore che prova ancora per quello che le è stato tolto dalla furia nazista. «Quello che vogliono fare, fanno», dice la donna, «io non posso dire niente perché non sono cose di cui posso parlare io. Queste sono cose che devono fare loro, (riferendosi alla Germania, ndc), se hanno la coscienza. Se poi non ce l’hanno Dio li benedica a tutti quanti».

