Parruti lancia l’allarme: «Serve la chiusura totale»

L’esperto: «Questi divieti non bastano, chiedo il lockdown duro per Pescara e Chieti» Anche il virologo Crisanti interviene: «Varianti incontenibili, l’Abruzzo chiuda tutto»
PESCARA. «Il quadro attuale mostra che finora non abbiamo visto nessun effetto della zona rossa, anzi abbiamo riscontrato un incremento della gravità dei casi clinici e del numero dei malati. Se questo pacchetto di misure si dovesse dimostrare non adeguatamente funzionale anche nei prossimi giorni, dobbiamo necessariamente pensare a un lockdown totale nell’area Chieti-Pescara come quello di marzo. Non c’è tempo da perdere, è una partita che dobbiamo vincere adesso».
È l’allarme che lancia il professor Giustino Parruti, componente del Comitato tecnico scientifico regionale, alla vigilia della Cabina di regia nazionale che domani, alla luce degli ultimi dati, può mettere tutto l’Abruzzo in zona rossa. Secondo l’esperto, inizia una corsa contro il tempo: bisogna correre più veloci della variante del Covid, altrimenti si rischiano effetti drammatici.
CHIUSURE TOTALI. La linea del governo è quella di lockdown chirurgici, ovvero chiusure totali nelle aree più colpite per contenere le varianti. Significa tornare al regime sperimentato nel marzo scorso quando tutte le attività commerciali erano chiuse, le strade erano deserte e i cittadini potevano uscire soltanto per motivi di lavoro, salute e urgenza.
In un Abruzzo che a ore potrebbe diventare tutto rosso, rischiano il lockdown più duro Chieti, Pescara e relative province, già finite in zona rossa, dove oltre il 65% dei casi è riconducibile alla variante inglese. Il timore degli scienziati è che questa mutazione possa risultare prevalente rispetto al virus finora conosciuto e inficiare anche l’efficacia del vaccino. Ecco perché, secondo gli esperti, le zone rosse non sono sufficienti: serve il lockdown.
«CHIUDERE TUTTO». Al coro degli esperti che chiedono chiusure totali e mirate nelle aree dove ci sono focolai dovuti alle varianti, si aggiunge la voce del virologo Andrea Crisanti, tra i maggiori esperti a livello nazionale. «Le zone rosse possono funzionare ma, se abbiamo dei focolai con le varianti, questo tipo di zona non può bastare: bisogna chiudere tutto», sostiene Crisanti. «In Umbria e in Abruzzo, dove ci sono questi focolai, bisogna fare un lockdown chirurgico. In queste zone servono misure draconiane, perché se si diffondono le varianti abbiamo eliminato l’arma che abbiamo, il vaccino, che è molto meno efficace sulle nuove forme del virus. Serve, quindi, una doppia strategia, di medio contenimento con zone arancioni e zone rosse, le quali potrebbero andare bene in determinate situazioni. Ma dove c’è la variante», è convinto Crisanti, «bisogna bloccare tutto e impedirle la diffusione del contagio».
«VALUTI IL MINISTRO». Sono gli stessi timori che ieri Parruti e gli altri esperti del Cts regionale hanno riferito al presidente della Regione Marco Marsilio, il quale ha risposto così alla domanda sull’ipotesi di un nuovo lockdown. «Credo che i blocchi siano utili e necessari quando sono tempestivi e isolano il prima possibile i focolai, come noi abbiamo fatto», ha detto Marsilio. «È evidente che è compito del ministero seguire l’andamento nazionale e capire se siamo ancora in tempo per fare chiusure localizzate, isolare i focolai più pericolosi e tenere sotto controllo l’epidemia o se la diffusione delle varianti ha raggiunto un livello tale che da qui a pochi giorni si troveranno tutti nella stessa situazione dell’Umbria e di Pescara».
OSPEDALI AL COLLASSO. «La situazione a Pescara è ai limiti della sostenibilità», afferma Parruti. «I ricoveri aumentano e abbiamo dovuto aprire una terza ala Covid per creare nuovi posti letto. Abbiamo un carico assistenziale di 300 pazienti. Ne stanno arrivando parecchi in condizioni di estrema gravità. Solo nelle ultime 24 ore sono più di dieci i malati che hanno avuto subito bisogno di una ventilazione non invasiva o di una intubazione e, tra questi, ci sono molti giovani. Il quadro attuale ci dice che nell’area Pescara-Chieti abbiamo assoluto bisogno di ridurre la circolazione del virus in maniera drastica. Dobbiamo, quindi, valutare tutti i possibili provvedimenti aggiuntivi a quelli attuali».
LA VARIANTE INGLESE. Per Parruti «è un momento delicatissimo» dove il nuovo nemico da battere è la variante inglese che a Chieti e Pescara è «iper diffusiva». «Il ritmo di sovrapposizione della variante, con l’impressione sempre più netta che questa si associ a quadri clinici più gravi, richiede che siano valutate misure di contenimento che possano non inficiare la campagna vaccinale», dice l’infettivologo. «Più lasciamo circolare il virus, infatti, più rischiamo che le varianti possano rendere la percentuale di protezione del vaccino più bassa. Fino a quando scendiamo dal 95% al 80% non succede niente, ma non possiamo permetterci di scendere sotto l’80%. Questa è una partita che dobbiamo assolutamente giocarci adesso. Dalla tutela del territorio che facciamo in questo momento deriva il futuro dei prossimi mesi e, addirittura, dei prossimi anni. Se riusciremo a contenere la capacità del virus di generare continuamente varianti iper aggressive, vinceremo noi».
COLPITI I GIOVANI. La variante non risparmia nemmeno i più giovani. «Negli ultimi due giorni abbiamo riempito una rianimazione appena aperta e ci sono tutti giovani», spiega Parruti, «l’età media è tra i 45 e 50 anni. Le ultime due nottate ci hanno portato a un numero di insufficienze respiratorie terribili. Ci sono alcuni indicatori che parlano chiaro: prima facevamo 30 consulenze in pronto soccorso e dimettevamo 15 persone. Ora i dimessi sono tre. È una situazione seria che mostra un virus diverso da quello che abbiamo controllato fino alla fine di gennaio».
«LOCKDOWN NECESSARIO». Tutte premesse che portano gli esperti a valutare la possibilità di un lockdown totale a Chieti, Pescara e relative province. «Potrebbe essere necessario», ammette Parruti, «se non riusciamo a mitigare la circolazione del virus con il pacchetto di misure attuali. Dobbiamo rivalutare se la zona rossa così come è stata pensata in maniera corretta sulle caratteristiche virologiche dello scenario precedente, sia sufficiente ora per contenere le varianti. Noi come tecnici dobbiamo consigliare di valutare come chiave di lettura i dati attuali, tenendo conto dell’assorbimento di risorse assistenziali. Se questo virus sarà più potente e sarà capace di infiltrarsi nelle poche maglie che la zona rossa gli lascia aperto», aggiunge l’esperto, «ci sarà bisogno di un lockdown nell’area Pescara-Chieti come quello che abbiamo fatto a marzo. Significa che si sta a casa e si esce solo per fare la spesa in posti dove il distanziamento è garantito e solo per svolgere quelle attività aggiuntive che sono strettamente necessarie per la sopravvivenza».
L’AQUILA-TERAMO. Una ulteriore stretta, però, se l’indice Rt dovesse superare l’1,25, potrebbe riguardare anche Teramo, L’Aquila e relative province che ad oggi sono in zona arancione. «Anche all’Aquila e Teramo l’attività di ricovero è un po’ aumentata», conclude Parruti, «per cui non riescono più ad accogliere i malati che abbiamo a Pescara».

