Parruti: le riaperture tra un mese e mezzo

11 Aprile 2021

L’infettivologo invoca prudenza: aspettiamo l’effetto-scuole

Resta contenuta ma stenta a rallentare la diffusione del virus in Abruzzo. Ieri sono stati 13 i decessi segnalati e 238 i nuovi casi a fronte di 201 guariti. Un bilancio che, ancora una volta, pesa sull'andamento pandemico nel territorio regionale. È ancora lunga la strada che porta verso una riduzione significativa dei contagi e a un alleggerimento della pressione sui sistemi sanitari regionali. «Tra un mese e mezzo si potrà parlare di un piano di riaperture caute», avverte il direttore delle Malattie infettive di Pescara, Giustino Parruti.
Teme che la riapertura delle scuole possa rallentare la flessione della curva ma confida molto nella campagna di vaccinazione che potrebbe ridurre decessi e ospedalizzazioni mettendo in sicurezza fragili e anziani. Con un indice di contagio Rt tra i più bassi d'Italia l'Abruzzo sembrerebbe vicino all'uscita dal tunnel, ma Parruti non è così ottimista e in attesa delle vaccinazioni è convinto della necessità di mantenere alta la guardia perché «una nuova ondata ora sarebbe catastrofica per l'Abruzzo che ha tutti i posti letto di terapia intensiva occupati in tutte le province». Il tasso di occupazione è ancora alto, soprattutto perché rispetto alla prima fase della pandemia «il mondo», come analizza Parruti, «ha ricominciato a girare» e gli ospedali sono pieni di pazienti non Covid. FATTORE VACCINI. «È presto per valutare quale sarà l'impatto della riapertura delle scuole sulla curva dei contagi», spiega l’esperto al Centro, «ma la rapida escalation della vaccinazione ci fa sperare che il numero delle persone a rischio suscettibili di sviluppare la malattia si vada rapidamente riducendo. Stiamo cominciando infatti la vaccinazione dei soggetti con fragilità, in particolare pazienti diabetici e cardiopatici verranno avviati nel giro di 2-3 settimane a vaccinazione. Questo dovrebbe far sì che, anche a fronte di una eventuale ripresa della circolazione del virus o di un mantenimento dell'attuale tasso di positivi, le ospedalizzazioni diminuiscano». Per avere una copertura di anziani e fragili ci vorrà però ancora un mese e mezzo: la partita contro il Covid si gioca in questo tempo.
RIAPERTURA. Per Parruti quindi la strada è ancora lunga seppure sia in discesa. «Occorre avere un atteggiamento molto vigile proprio ora», ha sottolineato, «dobbiamo mantenere ferme le posizioni attuali di controllo. Solo poi, tra un mese e mezzo, potremmo cominciare a fare un ragionamento all'inglese, con un piano di riaperture prudenti e molto controllate che però comincino a ridare un po' più di consistenza alla nostra vita sociale»
CASI. I nuovi positivi ieri sono stati 238 e tra questi un bambino di 5 mesi della provincia di Teramo e un'anziana di 93 anni della provincia dell'Aquila. Nelle ultime 24 ore risultano guarite o dimesse 201 persone mentre gli attualmente positivi sono 23 in più rispetto al giorno precedente.
Il numero di tamponi molecolari analizzati ieri ha raggiunto quota 4.281, portando il totale dei test analizzati dall'inizio della pandemia a 932.406. I tamponi antigenici testati sono stati invece 1.658. Il Comune con il maggior numero di casi giornalieri è L'Aquila (+22), insieme a Vasto (+22). Seguono Avezzano 19 e Lanciano 15. Il rapporto tra test molecolari e casi positivi è stato del 4.55%.
DECESSI. Le vittome segnalate ieri sono state 13 e riguardano Francavilla al Mare, dove ci sono stati 2 morti, Avezzano, Pescara, Chieti, Villa Sant'Angelo, Lanciano, Teramo e Pianella. Tra le persone che hanno perso la vita, Simona D’Antonio, di Pescara, che aveva 49 anni; Fabio Rispoli, avvocato e insegnante di Chieti, di 58 anni e Antonio Cremonese, 70 anni, commerciante ambulante e dirigente regionale della Cisal (vedi gli articoli nelle cronache). Dall'inizio dell'anno i decessi in Abruzzo sono stati più di mille. «È un disastro», commenta Parruti riguardo alla situazione dei decessi, «si tratta di pazienti che abbiamo ospitato nel cuore della puntata epidemica dei primi giorni di marzo. Gli insuccessi di oggi sono quelli di coloro che, nonostante tutto quello che abbiamo fatto, hanno subìto gli esiti indotti dalla circolazione della variante inglese, che si è rivelata più aggressiva rispetto alle precedenti».