Parruti: «Non ci fa paura il colpo di coda del Covid»

Oggi più morti di un anno fa. L’esperto: il dato scenderà nei prossimi giorni
È il colpo di coda della variante Omicron 2. Mentre i contagi continuano a scendere costantemente da settimane, infatti, si registrano ancora tante vittime: 76 dall’inizio del mese di maggio, in media oltre tre al giorno, che hanno portato il conto totale dei morti dall’inizio della pandemia a 3.293. I 76 decessi di maggio sono di più di quelli dello stesso periodo di un anno fa, quando furono 64. «Questi numeri non ci devono però spaventare, anche perché risalgono a contagi avvenuti oltre un mese fa, quando il virus circolava in maniera mostruosa, ora invece la decrescita è importante», dice Giustino Parruti, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara, che rassicura sull’estate, ma torna anche a lanciare il suo appello verso la somministrazione della quarta dose e il buon senso dei cittadini, a partire dall’uso della mascherina nelle situazioni di rischio.
Osservando il rapporto tra decessi e contagi, lo scenario è radicalmente cambiato in 12 mesi: un anno fa le infezioni erano infatti dieci volte di meno di quelle di oggi, 2.275 contro 26.992. Questo è frutto dell’avanzata della variante Omicron, sempre più infettiva ma anche meno aggressiva grazie alla vaccinazione. Variante, che ha portato nel fine settimana l’Abruzzo a superare la soglia dei 400mila contagi dall’inizio della pandemia. Di questi, quasi 300mila (293.907 per l’esattezza), si sono registrati soltanto dal primo gennaio in poi, cioè da quando Omicron ha preso il dominio scalzando la Delta.
E la cifra potrebbe tornare a crescere velocemente dopo l’estate, soprattutto nel caso dell’arrivo delle sottovarianti Omicron 4 e 5, considerate ancora più contagiose della Omicron 2 e per questo oggetto di un monitoraggio specifico da parte dei laboratori di Genetica molecolare italiani e anche abruzzesi.
UN’ESTATE TRANQUILLA
«Il numero dei decessi in questa fase non ci deve spaventare. È vero che c’è ancora un discreto numero di ricoveri con pochi posti liberi in ospedale. Ma si tratta di persone che si sono infettate nelle settimane scorse, anche oltre un mese fa, quando il virus circolava molto più di oggi», spiega l’infettivologo Parruti, «ora il decremento dei contagi è importante e rappresenta un grande successo, perché arriva nonostante la riapertura e il rilassamento. Abbiamo imboccato la strada giusta, sicuramente il caldo aiuta, insieme a una vita all’aria aperta, ma è la vaccinazione ad essere decisiva. Per veder scendere in maniera importante i ricoveri e i decessi è necessario ancora qualche giorno».
Quindi ancora il medico in prima linea: «Chi rischia complicanze gravi oggi è prevalentemente chi è fragile, perché ha altre patologie oppure è anziano. Queste persone devono sfruttare questi mesi per ricevere la quarta dose del vaccino, che ha dimostrato di essere in grado anche di proteggere dall’infezione e non solo dalle complicanze. Tutti gli altri rischiano soprattutto il long Covid: ora vediamo numeri non trascurabili anche di soggetti vaccinati, perfino giovani, che manifestano sindromi con fastidi importanti dopo aver avuto il Covid. Ecco, questo valga da monito: il virus è meglio non prenderlo. Per questo, è importante usare il buon senso. Con un minimo di distanziamento, ma anche con la mascherina, che è lo strumento più efficace: anche se dovessero essere eliminati tutti gli obblighi, è necessario portarla con sé per usarla all’occorrenza in situazioni di rischio, come in caso di affollamenti. Quarta dose e buon senso possono cambiare lo scenario a settembre, mitigando la ripresa dei contagi».
I TIMORI PER l’AUTUNNO
I timori per l’autunno sono soprattutto legati alla possibile diffusione delle sottovarianti Omicron 4 e 5, perché più infettive – come dimostrato dai primi studi preliminari – e quindi potenzialmente in grado di provocare nuove ondate di contagi.
L’allerta c’è già, tanto che anche in Italia è partito un monitoraggio diretto tramite sequenziamento da parte dei laboratori di genetica molecolare di tutto il Paese, compresi i due presenti in Abruzzo.
«Queste due sottovarianti sono state attenzionate perché contengono alcune mutazioni che potrebbero dare una immuno-evasione, ma per il momento non ci sono assolutamente motivi di preoccupazione», ha fatto sapere nei giorni Anna Teresa Palamara, direttrice del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità.
«Al momento non ci sono certezze sulla loro reale capacità di competere con Omicron 2 sul territorio, anche se sembrano essere più trasmissibili. Anzi alcuni dati sparsi ci danno buone speranze», spiega Parruti, concludendo: «Abbiamo comunque gli strumenti per difenderci».

