Parruti: solo il vaccino eviterà la terza ondata

7 Gennaio 2021

L’infettivologo spiega come scongiurare una nuova circolazione del virus «Entro marzo dobbiamo vaccinare i più fragili per dimezzare i rischi»

PESCARA. È uno sprint finale nella lotta al Covid. Da una parte lo spettro della terza ondata, che ha già colpito la Gran Bretagna, la Spagna e, in parte, il Veneto con un picco di contagi negli ultimi giorni. E dall’altra l’Abruzzo che ha un obiettivo da raggiungere: arrivare alla più ampia copertura vaccinale dei soggetti più fragili, quindi operatori sanitari, anziani e persone che hanno patologie pregresse, prima che arrivi la terza ondata.
Una corsa a due da vincere al fotofinish per debellare il virus. «Il vaccino è l’arma che abbiamo per evitare la terza ondata», spiega il professor Giustino Parruti, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara. «Se lavoriamo bene sulla vaccinazione e arriviamo entro marzo ad una copertura importante di tutte le categorie a rischio, avremo già fatto una enorme prevenzione della portata della terza ondata. Insomma, se siamo tempestivi con la vaccinazione possiamo bruciare sul nascere il rischio di una terza ondata».
Dalla vaccinazione all’analisi dei dati epidemiologici attuale in Abruzzo, fino alla riapertura delle scuole. Parruti spiega al Centro le prossime tappe della lotta al Covid.
Professor Parruti, ci sono segnali dell’arrivo di una terza ondata?
«No, in questo momento non c’è nessun timore. Ad oggi sulle nostre attività di degenza e assistenza preme soltanto il focolaio nella casa di riposo di Ortona che è impegnativo, per cui ci hanno chiesto anche supporto negli ultimi giorni per alcuni ricoveri al Covid hospital. Per il resto, il numero di insufficienze respiratorie quotidiane dal pronto soccorso si è abbassato. Continuiamo a ricoverare ancora qualcuno in condizioni importanti, però il tasso di dimissioni in questo momento è ancora superiore a quello dei ricoveri. Abbiamo potuto creare una zona grigia in più, abbiamo distanziato di più i pazienti e abbiamo almeno dieci posti liberi nell’ospedale Covid. La struttura sta respirando, non ci sono segnali di ripresa della circolazione del virus.
Non è una ragione per abbassare la guardia, ovviamente, ma per stare più sereni e puntare tutto sul lavoro della vaccinazione che è veramente importante e che per fortuna ha avuto finora un’adesione ottima. Stiamo ottenendo la corsa al vaccino: era proprio quello che noi tutti prevedevamo».
Il vaccino può essere l’arma per prevenire la terza ondata?
«Sì. Il discorso vaccinazione è complesso, ma un concetto molto semplice va spiegato. Se noi vacciniamo tutti gli operatori sanitari, tutti i pazienti fragili e, abbastanza rapidamente, anche tutti i pazienti a particolare rischio di sviluppare una malattia da Covid, quindi ad esempio collegandoci appena possibile anche ai centri di assistenza ai diabetici e a tutte le strutture che seguono gli anziani, noi non ridurremo in fretta la riduzione del virus, ma in fretta possiamo ridurre il numero dei pazienti suscettibili ad essere affetti da forme gravi in caso di infezione. Quindi, questo ci può portare ad evitare la terza ondata. È chiaro che quando saremo tutti vaccinati, non ci saranno più ondate. Ma il concetto da fare adesso è un altro: in questo momento, lavorando bene sulla vaccinazione e arrivando entro marzo ad una copertura importante di tutte le categorie a rischio, il “trenino” dei ricoveri non lo vedremo più o comunque lo vedremo in maniera molto più attenuata».
C’è una tabella di marcia sulla vaccinazione? Quali sono i tempi?
«Entro la fine di questo mese, l’obiettivo è di vaccinare tutti gli operatori sanitari di ogni ordine e grado di strutture pubbliche e private, tutte le case di riposo e tutti gli ospiti cronici delle strutture sanitarie in tutta Italia. Questa è una mossa importantissima perché sono i soggetti che poi danno luogo, nelle ondate importanti, a code di trasmissione consistenti. Se noi blocchiamo questa parte, già abbiamo fatto una enorme prevenzione della portata della terza ondata.
Se poi a febbraio riusciamo a vaccinare tutti i pazienti che vanno agli ambulatori per le cardiopatie, i diabetici, tutti i pazienti che hanno un sovrappeso importante e tutti gli anziani, cosa che in 2-3 mesi si può fare, possiamo bruciare sul nascere la terza ondata. È tutto un discorso di tempestività e vaccinazione mirata».
Il dato dei morti in Abruzzo resta ancora elevato. Perché?
«I morti che vediamo oggi sono il frutto delle infezioni che ci sono state 30-40 giorni fa. Occorre ancora un po’ di tempo per vedere questo dato in diminuzione. Si tratta di persone che, purtroppo, hanno alle spalle degenze lunghe e travagliate. Quello dei decessi non è un dato che fotografa puntualmente l’andamento dell’epidemia, ma è il frutto di una fase passata. Il dato positivo, invece, è la riduzione dei casi, eccezion fatta per i focolai ospedalieri registrati nel Chietino».
Veniamo alle scuole. Oggi tornano le lezioni in presenza per gli studenti dell’infanzia, delle elementari e delle medie, mentre per le superiori il ritorno sui banchi slitta all’11 gennaio. Che ne pensa?
«Il governo ha preso una posizione di mediazione intelligente. Riaprire le scuole, con il livello di circolazione del virus che c’è in molte aree d’Italia, potrebbe portare a una rapida ripartenza del Covid. Questo perché le scuole sono uno dei punti di consorzio sociale a più alta vulnerabilità non solo per una questione di trasporti, ma proprio per la consistenza stessa degli incontri di persone in presenza. Quindi, quello che è stato scelto, ovvero di ripartire con i più piccoli in presenza, che poi sono quelli più penalizzati in questo momento, e chiedere altri sacrifici ai più grandi, che possono essere comunque non lesi più di tanto da questo provvedimento, mi sembra un’ottima mediazione. A Pescara abbiamo il vantaggio di avere lo screening sulla popolazione che ci potrebbe aiutare a ridurre ancora la circolazione dei casi asintomatici. Speriamo che questo possa aiutare anche a una ripresa futura più serena dell’attività scolastica».
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