Parte la rivolta di bar e ristoranti: 2mila firme per allungare l’orario

Gli esercenti hanno avviato una petizione tra i clienti contro le chiusure anticipate decise dal Comune «Consegneremo al sindaco la sottoscrizione, i locali devono rimanere aperti fino alle 2 nei week end»
PESCARA. Oltre il 30 per cento in meno di ricavi, rispetto allo scorso anno e una riduzione del 40 per cento del personale assunto. Con questi numeri i gestori di bar, ristoranti e pub non ci stanno più a sottostare all’obbligo di chiudere anticipatamente i loro locali nelle notti estive.
E mentre i politici sono ancora divisi sull’argomento, gli esercenti di piazza Muzii e di via Battisti hanno deciso di agire. Hanno già raccolto oltre 2mila firme tra i clienti contro gli orari di chiusura imposti dal Comune per il periodo post Covid. Una petizione che verrà consegnata nei prossimi giorni al sindaco Carlo Masci, insieme alla richiesta di allungare le aperture almeno fino alle 2 nei week-end e all’una negli altri giorni della settimana, così come avveniva lo scorso anno.
«Con gli orari di chiusura in vigore (mezzanotte, dalla domenica al mercoledì e l’una, dal giovedì al sabato)», dice Pierluigi Pasetti titolare di alcuni noti locali del centro, «non riusciamo ad ottenere la giusta redditività. Se uno apre alle 17, a mezzanotte ha fatto sette ore lavorative, ossia nemmeno un turno. Un turista che esce alle 23,30 da un ristorante se vuole andare a bere qualcosa non può farlo, perché i locali devono chiudere entro mezzanotte».
«La clientela, in realtà, non si è ridotta», afferma l’imprenditore, «ma non abbiamo una fascia oraria adeguata su cui spalmarla. La quantità non si è abbassata, si è ridotto il business perché abbiamo meno ore per servire le persone. Così ne risentono la cassa e la qualità del servizio. Dalla ripresa delle attività stiamo perdendo all’incirca il 30 per cento».
«Ma è anche la qualità del servizio che ne risente», spiega Pasetti, «perché se arriva un cliente alle 23,30 e alle 23,45 viene servito, alle 23,55 verrà invitato a lasciare il locale. Questo è di un’antipatia unica. Il pericolo è quello di perdere alla lunga la clientela rimasta. Perché una persona dovrebbe andare in un posto dove appena arrivata se ne deve andare?».
Da qui, la decisione di organizzare una petizione da consegnare a Masci. «Abbiamo già raccolto oltre 2mila firme tra la clientela», rivela l’esercente, «vogliamo quantomeno tornare agli orari dell’anno scorso, ossia la chiusura all’una dalla domenica al giovedì e alle 2 il venerdì e sabato. In questo modo il servizio estivo sarà adeguato, ci rendiamo comunque conto che siamo al centro della città e quindi la nostra richiesta ci sembra corretta. Bisogna che ci siano le condizioni per resistere. I rischi che si corrono con l’orario attuale sono minore occupazione e il fatturato ridotto, peraltro già compromesso da tre mesi di chiusura e che sarà, comunque vada, inferiore all’anno scorso. Ma ciò che più ne risentirà è la città, la quale avendo una vocazione turistica e commerciale non può non vivere di servizi. Io turista che so che i locali chiudono a mezzanotte rimango a casa e non vengo a Pescara. Basta fare un giro in centro per accorgersi che qualche esercizio non ha più riaperto e altri che stanno pensando di chiudere dopo l’estate quando i conti non ridaranno e non avranno la possibilità di pagare i fornitori». «La nostra intenzione ora», conclude Pasetti, «è quella di costituirci in associazione. Abbiamo già oltre 2mila firme di gente che ci frequenta e che non vuole che i locali chiudano così presto. Anche i clienti vogliono orari più lunghi».
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