«Partimmo con le limonate, poi il chiosco»

In 65 anni ha dovuto fare i conti con le mareggiate, che hanno distrutto i primi chioschi, con l’erosione, che ha “mangiato” 600 mq di spiaggia, con la pandemia, che ha ridotto spazi e turisti. Ma...
In 65 anni ha dovuto fare i conti con le mareggiate, che hanno distrutto i primi chioschi, con l’erosione, che ha “mangiato” 600 mq di spiaggia, con la pandemia, che ha ridotto spazi e turisti. Ma Leo Di Giovanni, titolare dello stabilimento La Riviera di corso Strasburgo, tra i primi a spuntare sul lungomare di Montesilvano, non ha mai perso la passione per il suo lavoro, che oggi è messo a rischio dalla Ue, e per quel lido, nato quasi per caso. «Era il 1957, avevo dieci anni e abitavo in una casa isolata dove ora sorge il teatro del mare», ricorda. «L’inizia- tiva fu di Raffaele Gallerati, padre dell’ex sindaco Renzo, che era amico di famiglia e produceva bevande gassate. All'epoca non avevamo né luce né gas. Lui ci lasciò un po’ di bevande da mettere in fresco nel nostro pozzo e poi, io e mia madre, Erminia De Vincentiis, le mettemmo in un secchio di alluminio e andam- mo sulla spiaggia. C’erano tanti francesi e noi, su consiglio di Galle- rati, gridavamo “Limoné, limoné” e le limonate andavano a ruba. Quell’anno lavorammo così, abusi- vamente, poi l’anno successivo ottenemmo una licenza da ambu- lanti e solo due anni dopo creammo un primo chioschetto. Poi arriva- rono i primi ombrelloni e il resto». Da allora, lo stabilimento e il risto- rante sono cresciuti sotto la regia di Leo Di Giovanni che oggi condivide il lavoro con il figlio Pierluigi. «Anche se è un lavoro spesso difficile, non venderei mai lo stabilimento, so quanti sacrifici ci sono. Sognavo di vederlo gestire dai miei nipoti, forse non sarà così». (a.l.)

