Partono le ingiunzioni per 13 Comuni morosi

28 Aprile 2015

Majella e Morrone in crisi, incarico a un legale per recuperare le quote mai pagate Costanzi: soldi necessari per gli stipendi arretrati e per bloccare un pignoramento

PESCARA. Tredici decreti ingiuntivi verso i Comuni che, dal 2103, non pagano le rette per i servizi sociali accumulando oltre 500 mila euro di debiti e, forse, anche nei confronti della Regione Abruzzo che non ha versato un contributo di 550 mila euro. Sarà un’avvocatessa di Pescara, Catia Di Fazio, a portare le carte con i numeri in tribunale con l’obiettivo di recuperare i soldi necessari, da una parte, a pagare gli stipendi arretrati dei 65 lavoratori dell’azienda speciale Majella e Morrone che aspettano ancora 7 mensilità più la tredicesima e, dall’altra, a saldare, entro il prossimo mese di settembre, le rate in scadenza con Equitalia per le imposte dimenticate e sventare un pignoramento.

Via ai solleciti. Di Fazio ha ricevuto l’incarico da Paolo Costanzi, commissario della Comunità montana Majella e Morrone, l’ente in liquidazione che possiede le quote dell’azienda speciale travolta dai debiti ma che continua ad assicurare i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara. Da ieri l’avvocatessa è al lavoro: ha cominciato a mettere insieme i documenti e il primo passo sarà scrivere lettere di sollecito agli enti morosi. Le lettere saranno la premessa dei decreti ingiuntivi che verranno poi.

Conti contestati. Di certo, per la Comunità montana, soggetto che gira i fondi all’azienda speciale, non sarà una passeggiata mettere le mani sulle rette non ancora pagate dai Comuni: c’è chi, tra i sindaci, ha già contestato i conteggi dell’azienda speciale assicurando che, invece, sono gli stessi Comuni ad aspettare pagamenti dalla Majella e Morrone. È successo per Torre de’ Passeri – la Comunità montana vuole 57 mila euro ma il Comune parla di solo 20 mila euro di debiti – e Tocco da Casauria che, a fronte di 25 mila euro, sostiene di esserne in credito di oltre 10 mila. Anche a Cugnoli si dice che i conti non tornino: il Comune vuole 21 mila euro dall’azienda speciale.

Caso Roccamorice. Il Comune più indebitato è Roccamorice con 123.979,67 euro. Roccamorice è il paese dell’assessore regionale Donato Di Matteo, due volte sindaco e fino al luglio scorso direttore generale dell’azienda speciale. Una voragine che, come ricostruito dal sindaco Alessandro D’Ascanio, in carica dal 2013, si è creata tra il 2008 e il 2013. E anche la quota 2014 di Roccamorice è contestata «per un’incongruenza tra quote di piano sociale assegnate al Comune e servizi concretamente erogati». Poi, c’è Bolognano con quasi 80 mila euro e Turrivalignani con poco più di 60 mila. Ci sono anche 3 Comuni che hanno debiti limitati: per Lettomanoppello (appena mille euro), Manoppello (7 mila) e San Valentino (poco più di 4 mila), non ci saranno ingiunzioni ma trattative dirette.

Ingiunzione alla Regione. Tra i fondi che potrebbero ridare ossigeno, ci sono i 550 mila euro che, in base alla ricostruzione della Majella e Morrone, avrebbero dovuto essere versati dall’ex giunta regionale Chiodi. Pertanto, c’è anche la Regione tra i possibili destinatari di un decreto ingiuntivo.

Rischio pignoramento. Ma con un buco di tre milioni di euro con Equitalia, Inps e Inail, l’azione del commissario Costanzi ha una direzione obbligata. Per due motivi: il primo è che i soldi dei Comuni risalenti al 2014 dovrebbero essere usati per pagare gli stipendi arretrati. Un’urgenza perché ormai i lavoratori sono sfiniti: hanno creduto alle promesse dell’amministratore unico Oscar Pezzi e dei vertici della Regione, a partire dal presidente Pd Luciano D’Alfonso, rinunciando a fare sciopero ma finora hanno preso solo due stipendi. Il secondo motivo è che le cifre del 2013 hanno un’altra destinazione già certa e cioè Equitalia. «Le cifre antecedenti al 2014», spiega Costanzi, «serviranno a saldare le rate in corso con Equitalia ed evitare che torni in essere un pignoramento, ora sospeso, di beni nei confronti della Comunità montana». Costanzi è certo: «Non posso essere inerme», spiega, «e questa è l’unica strada per pagare altre mensilità ai lavoratori e adempiere ai versamenti verso Equitalia come certificato dal precedente commissario». Messa così, non c’è tanto tempo visto che i Comuni con le casse vuote potrebbero opporsi ai decreti ingiuntivi per guadagnare tempo. Di certo c’è che per evitare altre spese su un ente già esposto, l’avvocatessa sarà pagata a percentuale sulle somme recuperate, oltre al rimborso delle spese.

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